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I Black Keys risalgono alla fonte con “Peaches!”

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Tra cavalcate chitarristiche, groove ruvido e un immaginario polveroso, i Black Keys firmano un album viscerale che suona come un ritorno alle origini.

Black Keys

I Black Keys risalgono alla fonte con “Peaches!”

Tra cavalcate chitarristiche, groove ruvido e un immaginario polveroso, i Black Keys firmano un album viscerale che suona come un ritorno alle origini.

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I Black Keys risalgono alla fonte con “Peaches!”

Tra cavalcate chitarristiche, groove ruvido e un immaginario polveroso, i Black Keys firmano un album viscerale che suona come un ritorno alle origini.

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Solo chi ha suonato in una band sa quanto possa essere liberatorio chiudersi in una sala prove e lasciare che tutto il resto scompaia: nessun obiettivo preciso, nessuna strategia, solo il bisogno di cercare un groove, divertirsi, magari anche trovare un modo per respirare dentro un momento difficile. È da questo impulso primario che nasce “Peaches!”, il nuovo album dei Black Keys, un disco ruvido, viscerale e profondamente istintivo, maturato da Dan Auerbach e Patrick Carney in una fase segnata anche dalla malattia del padre di Auerbach. “Non stavamo registrando un disco. Stavamo solo improvvisando, come se fosse solo per noi”, ha raccontato il musicista, spiegando come il progetto abbia preso forma più per urgenza emotiva che per una precisa progettualità artistica.

Dentro queste dieci tracce si muove un immaginario sonoro che affonda le mani nel classic rock, nel blues rock, nel folk e nel country, restituendo un’America polverosa, fatta di bar lungo la strada, asfalto che corre all’orizzonte e notti trascorse a inseguire un suono sporco e vero. Il disco arriva addosso con l’impatto di una scarica diretta, ma senza rinunciare al gusto della ricerca, quasi come se i Black Keys si fossero messi a scavare dentro la tradizione alla ricerca di pietre ancora incandescenti.
Il suono è grezzo e profondo, registrato dal vivo in un unico take, voci comprese, per lasciare intatta tutta la tensione del momento. Ed è proprio quando partono le cavalcate chitarristiche, i soli, le distorsioni e quel groove ruvido che sa essere fisico senza perdere precisione, che “Peaches!” trova il suo centro più autentico. È lì che il disco smette di essere soltanto un esercizio di stile o un ritorno alle radici e diventa qualcosa di più vivo: un lavoro che non prova a reinventare i Black Keys, ma a rimetterli in contatto con la loro sorgente più vera.

Per questo, più che un nuovo capitolo, “Peaches!” somiglia a una risalita alla fonte, fatta con tale convinzione da permettere al duo di suonare pienamente sé stesso anche indossando abiti altrui. Un disco che guarda indietro senza nostalgia e che ritrova, nella materia grezza del rock, una forma di resistenza emotiva prima ancora che stilistica. I Black Keys lo porteranno dal vivo anche in Italia con due date previste il 10 e l’11 settembre all’Alcatraz di Milano

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