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La macchina del tempo degli Stones

I Rolling Stones a San Siro per celebrare i 60 anni passati dal primo concerto al Marquee di Londra, del 12 luglio 1962. L’evento “Stone Sixty” ha regalato a migliaia di fan un ritorno al passato sulla macchina del tempo.

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Pronti a salire sulla macchina del tempo? Rimandando la vera e propria recensione del concerto dei Rolling Stones ieri sera a Milano al pezzo per La Ragione di Federico Arduini, qui ci limiteremo a una veloce riflessione su una serata passata a guardare degli anziani rocker sgambettare sul palco e ad ascoltare pezzi che sono ormai parte della memoria collettiva.

Nel giorno dell’avvio degli esami di maturità, siamo fermamente convinti che una didattica più consapevole del nostro mondo inserirebbe lo studio di questi mostri sacri della musica. Non divaghiamo, però, e torniamo alla macchina del tempo. Perché questo è – in fin dei conti – un concerto degli Stones nel III millennio. Non ha senso viverlo con il pallottoliere, sommando i decenni, i numeri degli album, delle hit e naturalmente dell’età dei tre eroi superstiti della band più longeva di ogni epoca. L’unica possibilità è salire con Mick, Keith e Ronnie su questa singolare astronave che permette, a chi ne abbia voglia, di sperimentare ciò che furono la musica e il rock quando tutto cambiò per sempre.

Perché se si chiudono gli occhi, il tempo sfuma, le movenze inevitabilmente appesantite di una delle icone del XX secolo riacquistano energia e velocità. Quella voce inconfondibile e quei riff di chitarra che hanno fatto la storia ci catapultano nel decennio che rivoltò come un calzino il mondo dei nostri genitori, regalandoci una musica forse semplicemente irripetibile. Non parliamo solo della statura degli interpreti e della loro pesantissima eredità, ma della capacità di leggere la realtà, i bisogni e le pulsioni di un’intera generazione.

Del resto, il tour degli Stones, il primo senza il grande Charlie Whatts ora impegnato a suonare la sua amata batteria jazz con le altre leggende scomparse di quell’epoca, si intitola ‘Sixty’. Omaggio, ovvio, al 60º compleanno della band, ma in definitiva a quel decennio in cui gli Stones nacquero, toccarono il cielo con un dito e cambiarono la musica.

Anche noi siamo cambiati con loro, compresi tutti quelli che sono nati dopo, molto dopo il successo e il mito della band che fu maledetta e ormai viaggia indifferente al tempo che solca i volti.

 

Di Fulvio Giuliani

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