Skip to main content
Scarica e leggi gratis su app

Ico racconta “Un Tramonto Per Due”: “Cosa rimane di noi quanto tutto sembra crollare?”

|

Ico, nome d’arte di Ludovico Poggio, ci racconta “Un Tramonto Per Due”, un pezzo che nasce dalla solitudine e dallo sconforto

Ico

Ico racconta “Un Tramonto Per Due”: “Cosa rimane di noi quanto tutto sembra crollare?”

Ico, nome d’arte di Ludovico Poggio, ci racconta “Un Tramonto Per Due”, un pezzo che nasce dalla solitudine e dallo sconforto

|

Ico racconta “Un Tramonto Per Due”: “Cosa rimane di noi quanto tutto sembra crollare?”

Ico, nome d’arte di Ludovico Poggio, ci racconta “Un Tramonto Per Due”, un pezzo che nasce dalla solitudine e dallo sconforto

|

Intimo, attraversato da un’anima alternative rock che guarda agli anni Novanta ma con una scrittura più contemporanea. Ico, nome d’arte di Ludovico Poggio, ci racconta “Un Tramonto Per Due”, un pezzo che nasce dalla solitudine e dallo sconforto, ma che nel suo crescendo emotivo apre a una forma di consapevolezza nuova, quasi a suggerire una via d’uscita dal buio. Al centro del singolo c’è il racconto di uno smarrimento condiviso, vissuto da due persone che affrontano insieme un senso di fine tra amore, fragilità e bisogno di resistenza. In questa intervista, Ico racconta la genesi del pezzo, le sue radici sonore e il percorso che lo ha portato alla realizzazione del suo primo album.

Com’è nato “Un Tramonto Per Due”?
È un brano che nasce da uno smarrimento condiviso. Volevo raccontare due persone che si trovano ad affrontare insieme un senso di fine, tra amore e nichilismo, tra il bisogno di restare e la consapevolezza della propria fragilità. La domanda centrale è: cosa rimane di noi quando tutto sembra crollare? Nel finale il brano prova a dare una risposta, attraverso l’accettazione della fragilità e un messaggio più universale.

Qual è questo messaggio?
Che anche se siamo minuscoli, non siamo soli. Mi interessava arrivare a questa consapevolezza in modo progressivo, attraverso il percorso emotivo della canzone.

Dal punto di vista sonoro, come lo descriveresti?
È un brano pop-rock con forti influenze alternative anni ’90, rilette in chiave contemporanea. Si sviluppa da strofe più sospese e introspettive a un ritornello più potente e arioso, fino a un finale con archi e stratificazioni sonore. Quelle sonorità fanno parte del mio immaginario, ma non volevo riprenderle in modo nostalgico. L’idea era usarle come base per qualcosa di attuale e personale.

Nel tuo repertorio ci sono brani in italiano e in inglese. Come scegli la lingua?
Per me ogni canzone è un mondo a sé. Non c’è una scelta ragionata a tavolino: la lingua arriva in modo spontaneo, in base a quello che sento quando scrivo.

Perché finora prevale l’inglese?
Soprattutto perché la maggior parte dei miei ascolti è in inglese. Questo finisce per riflettersi anche nei brani che scrivo, ma non si tratta di una decisione programmata.

Come nasce il tuo primo album?
Nasce da un’esigenza molto personale, quasi esistenziale. Avevo bisogno di creare e di esprimermi attraverso la musica. All’inizio è stato anche un esperimento, perché sono state le prime canzoni che non solo ho scritto e composto, ma anche prodotto. Ogni brano era una prova. Volevo capire quale potesse essere il mio mondo musicale, mettendo alla prova me stesso come autore e come musicista. Ogni canzone raccontava una parte diversa di me. Dopo aver scritto diverse demo nell’arco di circa sei mesi, nel 2023, mi sono reso conto che stavo costruendo qualcosa di più ampio. Da lì è nata l’idea di racchiudere tutto in un unico progetto.

Come sei passato dalla fase iniziale a una produzione più strutturata?
Tutto è partito da camera mia, dove ho autoprodotto le demo. Poi ho cercato uno studio che potesse aiutarmi a sviluppare i brani in modo professionale e lì ho ritrovato il mio ex insegnante di chitarra, Alessio Croci. È stato il mio maestro e il mio mentore. Mi ha avvicinato alla musica suonata quando avevo 16 anni. Quando gli ho fatto ascoltare il progetto, ha deciso di seguirlo e da lì è nata una collaborazione importante. Le scelte artistiche principali restano mie, ma con lui c’è stato un percorso di crescita sul piano della produzione, degli arrangiamenti e della consapevolezza musicale. In circa un anno e mezzo abbiamo completato il disco.

Qual è l’obiettivo adesso?
Adesso stiamo concentrando il lavoro sulla pubblicazione e sulla promozione del progetto. L’idea, però, è anche quella di portarlo dal vivo e costruire un percorso live attorno all’album.


La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!

Leggi anche

22 Maggio 2026
Tiziano Ferro appartiene senza dubbio alla schiera degli artisti che non hanno paura di sperimenta…
21 Maggio 2026
“Stelle” arriverà al cinema nella primavera 2027. Nel cast anche Isabelle Adriani, Danny Quinn, Fi…
21 Maggio 2026
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Maddalena sul suo nuovo singolo e sul suo progetto artis…
20 Maggio 2026
lI 9 giugno La Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, torna al Piccolo Teatro Paolo G…

Iscriviti alla newsletter de
La Ragione

Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.

    LEGGI GRATIS La Ragione

    GUARDA i nostri video

    ASCOLTA i nostri podcast

    REGISTRATI / ACCEDI