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Il doppiaggio resiste, almeno per ora

Il doppiaggio vive il suo momento d’oro. Abbondano le produzioni, tanto che manca il tempo di doppiarle, come accaduto con Squid Game. Eppure l’intelligenza artificiale potrebbe già sostituirsi alla voce umana ma i doppiatori si oppongono.

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Salta all’occhio negli ultimi mesi un “disservizio” delle piattaforme streaming, se così potremmo definirlo. A molti sarà capitato di accendere la tv,  scegliere una serie e non trovare l’audio in italiano. Mentre una volta l’istinto sarebbe stato quello di passare a un altro prodotto, oggi l’approccio è cambiato.

Lo streaming video ha ampliato la nostra visione, mai come in questo momento è possibile avvicinarsi a nuove culture al di fuori del solito monopolio statunitense.
Se una volta guardare un film in lingua originale era una prerogativa delle popolazioni del nord Europa e di quei pochi che sceglievano i cinema d’essai, oggi tutti possono decidere se guardare una serie in spagnolo, francese o addirittura coreano.

Il popolare caso di Squid Game infatti, uscito su Netflix senza doppiaggio in italiano, ne è l’esempio calzante. La serie ha ottenuto un successo incredibile nel nostro paese nonostante l’incontro del pubblico con una lingua tutt’altro che familiare, il coreano appunto.

Con l’aumento del numero delle produzioni, la grande arte del doppiaggio fatica a stare dietro a ritmi così veloci. Per ottenere un prodotto di buona qualità è necessario che tutti i passaggi vengano approfonditi in maniera equa: dalla traduzione all’adattamento dei dialoghi fino ad arrivare alla fase finale in sala di doppiaggio davanti al leggio.

Le tempistiche strette delle grandi piattaforme streaming non consentono sempre di dedicare tempo sufficiente a ognuno di questi passaggi, con il risultato che il doppiaggio ne risente in qualità o addirittura non trova spazio

C’è da aggiungere poi che con l’aumento della domanda, raramente aumenta l’offerta, essendo gli studi di doppiaggio frequentati sempre dagli stessi professionisti. Grandi voci che si susseguono da anni, regalando eccellenti interpretazioni, ma che difficilmente cedono spazio a nuove leve. 

Il mestiere del doppiatore richiede preparazione e tempo. Anni di studio di recitazione, voce, dizione, tecnica che però, ora, vengono messi in discussione dalla tecnologia, con l’introduzione di DeepDub, uno strumento sviluppato da una startup israeliana che usa l’intelligenza artificiale per doppiare gli attori, facendoli parlare in lingue differenti dalla loro, mantenendo però lo stesso timbro originale.

Ovviamente non è stato tenuto in considerazione che una traduzione letterale non può essere vincente in un prodotto video. La forza del doppiaggio sta proprio nella trasposizione e interpretazione, nella trasmissione di un messaggio di una cultura differente dalla nostra. Un mestiere quindi che ha la grandissima responsabilità di riportare attraverso la voce l’espressione e l’emozione che un attore vive sullo schermo e che non può in alcun modo essere sostituita da un computer.

Arriverà il giorno in cui il lavoro del doppiatore forse diventerà obsoleto, ma non bisogna dimenticare che quando guardiamo un film, una serie-tv, un documentario, stiamo accedendo prima di tutto a un’ambientazione e a delle sensazioni, che vengono corredate dalle parole dei dialoghi. Poterle comprendere a pieno, senza distrazioni, è un grande valore aggiunto.

Se poi ci piace il coreano, possiamo sempre mettere i sottotitoli.

di Elena Bellanova

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