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Il mercato discografico italiano cresce ancora: nel 2025 ricavi record a 513,4 milioni

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Dati Fimi alla mano, nel 2025 il mercato discografico italiano ha confermato una traiettoria di crescita importantissima

Il mercato discografico italiano cresce ancora: nel 2025 ricavi record a 513,4 milioni

Dati Fimi alla mano, nel 2025 il mercato discografico italiano ha confermato una traiettoria di crescita importantissima

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Il mercato discografico italiano cresce ancora: nel 2025 ricavi record a 513,4 milioni

Dati Fimi alla mano, nel 2025 il mercato discografico italiano ha confermato una traiettoria di crescita importantissima

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Da tempo la musica in Italia ha smesso di essere soltanto una voce dell’intrattenimento: oggi è una delle industrie culturali più forti del Paese. C’è un dato che lo dimostra con chiarezza: nel 2025 la musica registrata ha superato il cinema, arrivando a valere più del box office italiano, fermo a 496,5 milioni di euro. È da qui che conviene partire per leggere i numeri del mercato discografico nazionale, fornitici come sempre dal prezioso lavoro di FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana, che conferma una traiettoria ormai impossibile da liquidare come semplice fase. Per l’ottavo anno consecutivo il settore chiude infatti in crescita e tocca un nuovo record, raggiungendo 513,4 milioni di euro di ricavi complessivi, in aumento del 10,7% rispetto al 2024. Un risultato che non solo raddoppia il valore registrato nel 2019, ma supera nettamente anche la media europea, ferma al 5,6%, e quella globale, attestata al 6,4%.

L’Italia consolida così il proprio ruolo di terzo mercato musicale dell’Unione Europea e undicesimo a livello mondiale, con un tasso di crescita annuale composto dell’11,3% nel quinquennio 2021-2025. Numeri che raccontano un’industria in salute e sempre più centrale all’interno dell’economia culturale nazionale. A trainare il comparto è ancora una volta il digitale, che resta il cuore dei consumi musicali. Lo streaming da solo supera i 340 milioni di euro e rappresenta circa due terzi dell’intero mercato, con una crescita del 9,6% su base annua. Il segmento più dinamico resta quello degli abbonamenti, che cresce del 14,1% e raggiunge quota 234,4 milioni di euro, pari al 69% del totale streaming. Più debole, invece, il versante ad-supported, che cala del 2,2% fermandosi a 51,3 milioni, mentre lo streaming video continua a crescere in modo più contenuto, arrivando a 54,8 milioni di euro con un incremento del 3,8%.

Se il digitale continua a dominare, il dato più interessante è forse la solidità del ritorno del fisico. Nel 2025 questo segmento vale 74,7 milioni di euro, con una crescita del 21,9%, fino a rappresentare il 15% del mercato complessivo. Il vinile si conferma il formato simbolo della passione collezionistica, crescendo del 24,2%, ma anche il CD registra un aumento significativo, pari al 15,1%. È il segnale più chiaro di un consumo musicale che non si esaurisce nella fruizione immediata, ma si lega sempre di più a dinamiche identitarie, affettive e di appartenenza. In altre parole, il fenomeno dei superfan continua a spingere il mercato verso prodotti premium, edizioni speciali e oggetti fisici che trasformano la musica in esperienza tangibile.

Nel complesso, in Italia sono stati venduti 4,6 milioni di prodotti fisici: il 51% in CD e il 47% in vinile. Un altro elemento da sottolineare riguarda il peso del repertorio contemporaneo: gli album usciti tra il 2020 e il 2025 rappresentano il 71% delle unità vendute. È una tendenza che trova conferma anche nello streaming, dove le nuove uscite valgono il 16% del totale degli ascolti, in calo del 17% rispetto all’anno precedente, mentre la musica di catalogo aumenta i volumi d’ascolto dell’11%. Nel dettaglio, il catalogo delle major cresce dell’11,3%, mentre quello delle indies del 10,1%. Resta comunque fortissima la centralità del repertorio recente: l’82% degli stream proviene infatti da brani pubblicati dal 2010 in poi e il 57,3% degli ascolti è generato da musica uscita negli ultimi cinque anni. Sul fisico, poi, il dominio del nuovo repertorio è ancora più netto: il 92% delle unità vendute riguarda album pubblicati dal 2010 in avanti.

Questi numeri fotografano un ecosistema che non vive di sola nostalgia, ma che riesce a trasformare la produzione contemporanea in valore economico e culturale. In un’epoca in cui spesso si tende a leggere il mercato musicale solo attraverso gli algoritmi o la velocità del consumo digitale, i dati raccontano invece una realtà più complessa: da una parte la centralità della piattaforma, dall’altra il bisogno crescente di relazione diretta e possesso simbolico dell’opera. Tra le altre fonti di ricavo, i diritti connessi continuano a rafforzarsi e crescono del 9,8%, raggiungendo 82,1 milioni di euro e confermandosi come seconda voce del settore. Più in difficoltà invece il comparto delle sincronizzazioni, che si ferma a 12,2 milioni di euro e registra una flessione del 5,7%, influenzata dal rallentamento delle produzioni cinematografiche italiane e dal calo dell’utilizzo delle colonne sonore nei prodotti audiovisivi.

Un segnale particolarmente incoraggiante arriva anche dall’estero. Le royalties generate dal consumo di musica italiana fuori dai confini nazionali crescono del 13,9% e superano i 32 milioni di euro. A pesare è soprattutto il digitale, che vale da solo l’88% di questi ricavi, ma il dato complessivo conferma una crescita del 180% negli ultimi sei anni. È la prova che la musica italiana sta trovando nuove strade di internazionalizzazione e che l’espansione delle piattaforme sta abbattendo molte delle barriere che in passato limitavano la circolazione del repertorio nazionale.

Il quadro italiano si inserisce del resto in una dinamica globale favorevole. Nel 2025 il mercato globale della musica registrata ha raggiunto 31,7 miliardi di dollari, con una crescita del 6,4% e undicesimo anno consecutivo in positivo. Ogni regione del mondo è in espansione, con quattro aree a doppia cifra: America Latina guida al +17,1%, seguita da Asia (+10,9%), MENA e Africa subsahariana (+15,2%).
Lo streaming resta il motore principale: supera i 22 miliardi e pesa per il 69,6% dei ricavi totali. Gli abbonamenti paganti crescono dell’8,8%, valgono il 52,4% del totale e contano 837 milioni di utenti. Il fisico torna a salire dell’8%, trainato dal vinile (+13,7%, diciannovesimo anno di crescita), mentre i diritti di performance toccano 2,9 miliardi (+0,3%). Le major sono in prima linea sull’AI generativa, sviluppando modelli di licensing per integrare tecnologia e creatività umana senza sostituirla. Cresce però l’allarme sul streaming fraud: play artificiali e contenuti fake drenano royalty ad artisti e filiera. Le etichette chiedono azioni decise da piattaforme, aggregatori e distributori lungo tutta la catena.

In questo scenario, l’Italia si presenta come uno dei mercati più dinamici e reattivi, capace di combinare innovazione digitale, forza del repertorio contemporaneo e ritorno dell’oggetto musicale come bene culturale. La fotografia del 2025 dice soprattutto questo: la musica non è soltanto un settore in crescita, ma uno degli assi portanti dell’industria culturale del Paese. E in un sistema in cui streaming e fisico non si escludono più, ma convivono e si rafforzano a vicenda, il vero dato politico e culturale è che la musica continua ad aumentare il proprio peso nell’economia italiana.

Per leggere il report nel dettaglio

di Federico Arduini

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