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La cadrega sul ring: Netflix e la WWE sdoganano il wrestling davanti al grande pubblico italiano

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Se vi siete imbattuti in questi giorni nei canali digitali di Netflix, avrete assistito a un cortocircuito culturale apparentemente inspiegabile

Netflix

La cadrega sul ring: Netflix e la WWE sdoganano il wrestling davanti al grande pubblico italiano

Se vi siete imbattuti in questi giorni nei canali digitali di Netflix, avrete assistito a un cortocircuito culturale apparentemente inspiegabile

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La cadrega sul ring: Netflix e la WWE sdoganano il wrestling davanti al grande pubblico italiano

Se vi siete imbattuti in questi giorni nei canali digitali di Netflix, avrete assistito a un cortocircuito culturale apparentemente inspiegabile

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Un lottatore americano truccato come un vampiro da film di serie B, due mostri sacri della comicità nostrana e una sedia. Se vi siete imbattuti in questi giorni nei canali digitali di Netflix, avrete assistito a un cortocircuito culturale apparentemente inspiegabile: la riedizione del celeberrimo sketch dell’inganno della cadrega, ambientato però sul ring di un incontro di wrestling.

Scorgiamo in questa operazione qualcosa che va ben oltre la semplice gag per raccogliere visualizzazioni. Il wrestling in Italia ha vissuto per decenni confinato in un limbo mediatico ben preciso: o il passatempo domenicale per ragazzini o il fenomeno trash da guardare con un misto di ironia e distacco. Era l’intrattenimento rumoroso relegato ai margini del palinsesto. Oggi, invece, quel mondo entra nel salotto buono della cultura di massa.

Il gigante dello streaming ha investito cifre astronomiche per diventare la casa globale di questo sport-spettacolo, ma per conquistare il pubblico generalista del nostro Paese, i muscoli e le acrobazie non bastavano più. Serviva infatti un passaporto culturale. Guardiamo al paradosso di questa campagna: per rinfrescare l’immagine di una disciplina considerata di nicchia e sdoganarla davanti alle famiglie, la piattaforma ha chiesto asilo alla comicità più nobile e trasversale d’Italia, quella di Giovanni e Giacomo.

L’elemento più interessante è la scelta dell’atleta straniero, Danhausen, un personaggio che rappresenta la quintessenza del lato più bizzarro e surreale del ring. Eppure, inserito negli ingranaggi collaudati di un classico del nostro teatro, persino quel codice estetico così distante viene digerito dal pubblico, portando a una valanga di interazioni sotto i reel promozionali della piattaforma. La comicità istituzionale diventa il filtro che abbatte i vecchi pregiudizi, trasformando quello che molti liquidavano come un baraccone americano in un prodotto d’intrattenimento per tutti.

Questa scommessa dimostra che la cultura pop locale conserva un potere di veto formidabile. Si possono possedere le piattaforme distributive più avanzate del pianeta, ma se si vuole cambiare la percezione di un fenomeno di massa in un mercato tradizionale, bisogna parlare la lingua di quel popolo.

Siamo testimoni di una nuova giovinezza per il wrestling in Italia, un boom reale che riempie le arene e ridefinisce i consumi televisivi degli italiani. Netflix non sta semplicemente promuovendo un evento passeggero. Sta inserendo radici profonde nel nostro tessuto nazionale utilizzando i nostri stessi miti. Guardiamo a questa spinta come alla definitiva consacrazione di uno sport-spettacolo che ha smesso di essere un riempitivo della programmazione della domenica mattina per diventare intrattenimento di prima serata. La cadrega, un tempo usata per smascherare “lo straniero”, oggi serve a dargli la cittadinanza definitiva nel nostro immaginario collettivo.

Di Luca Cavallini

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