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Magnini-Palmas, una coppia contro l’ingiustizia

Filippo Magnini e l’attrice e show girl Giorgia Palmas – sua compagna da tre anni – sono stati i primi protagonisti del ciclo di incontri dell’estate de La Ragione “Voci e storie a porto cervo”, all’Hotel Delle Rose di Porto Cervo. Un incontro intenso, una coppia che sorprende per la solidità e profondità degli sguardi, l’intesa lontana dal cliché dei belli, giovani, ricchi e famosi

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“Non parlo mai di sacrificio, parlo sempre di scelte”. Filippo Magnini, due volte campione del mondo dei 100 metri stile libero nel 2005 nel 2007, ti guarda deciso quando ricorda la strada che lo ha portato a diventare il numero uno. Strada letteralmente percorsa a bracciate nelle piscine dei cinque continenti, considerato che nei suoi trent’anni di nuoto agonistico l’ex capitano della nazionale azzurra ha completato due volte il giro del mondo. Nuotando.

Filippo Magnini e l’attrice e show girl Giorgia Palmas, sua compagna da tre anni e sposata in chiesa lo scorso maggio – dopo il rito civile in piena pandemia – sono stati i primi protagonisti del ciclo di incontri dell’estate de La Ragione “Voci e storie a porto cervo”, all’Hotel Delle Rose di Porto Cervo. Magnini ama parlare delle sue gare, delle sue vittorie, anche dei momenti più difficili – ci arriveremo – insistendo sempre su un punto: “Sarà perché ho fatto sport per una vita, ma io credo nella meritocrazia. Credo che lavoro e ossessione paghino sempre. Credo che il talento ti possa portare fino a un certo punto, poi senza applicazione e passione non potrai mai fare nulla”. “Quello che ripeto sempre ai ragazzi – continua il più forte centometrista della nostra storia – è di sognare, con razionalità. Perché se nei tuoi sogni non c’è avversario che tu non possa battere, lo potrai realizzare“.

Un incontro intenso, quello con Magnini e Giorgia Palmas, una coppia che sorprende per la solidità e profondità degli sguardi, l’intesa lontana dal cliché dei belli, giovani, ricchi e famosi. “Sono profondamente sarda – ricorda Giorgia Palmas – per me questa terra, la forza delle sue tradizioni, il ruolo storicamente cruciale delle donne di Sardegna sono state la guida di una vita segnata dal successo a 19 anni. Se non avessi avuto tutto questo, se non avessi avuto la famiglia, la severità del mio mondo e della mia terra mi sarei potuta perdere o comunque sarebbe stato molto più difficile“. La Sardegna torna di continuo, nei racconti e nelle parole di Magnini e Palmas, lui pesarese ma ormai conquistato dai colori e dagli odori di un’isola che la moglie non ha mai realmente lasciato.

Donne forti, si diceva, come fortissima è stata Giorgia Palmas nei mesi in cui Filippo Magnini è stato sottoposto ad una lunare inchiesta per doping, sbugiardato a mezzo procure antidoping e stampa come “dopato”. Senza uno straccio di prova, prosciolto dalla giustizia ordinaria, tutto spazzato via dall’ultimo grado di giudizio, non casualmente fuori dai patri confini, al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna. Magnini, in quei tre anni di inferno morale ha trovato nella moglie il riferimento, il consigliere più ascoltato, il punto di equilibrio per non mollare e difendere la cosa più preziosa per un uomo: l’onorabilità. Il due volte campione del mondo non poteva finire così, cancellato da un’inchiesta senza né capo né coda, per la quale nessuno ha pagato. Vergogna nella vergogna.

Per ottenere quell’assoluzione, del resto, Magnini ha dovuto anche pagare all’accusa (!) la partecipazione all’appello al Tas, che si sarebbe bellamente rifiutata di partecipare al giudizio. “Non sono cose che passano – ricorda e gli occhi si inumidiscono senza alcuna inutile vergogna – la sofferenza resta, come la fuga ignominiosa dei tanti finti amici. Restano i pochissimi su cui contare, oltre mia moglie, i vertici della federnuoto, che non mi hanno mai abbandonato, il mio allenatore che mi ha impedito di arrendermi. Quanto ai capi dello sport italiano, il Coni, lasciamo perdere… Io ho scelto – conclude – di provare ad andare avanti, cercando solo il giusto risarcimento per il quale chissà quanto dovrò aspettare. Certo, avrei potuto raccontare molto di più, su perché avessero deciso di rovinare proprio Filippo Magnini. Di sicuro serviva il grande nome. Un giorno, magari”. “Per ora, penso al rispetto delle persone e dei tanti avversari incrociati per anni. Va bene così”.

Di Fulvio Giuliani

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