Moreno Delsignore: “La pace nasce dentro”. “Pace”, il singolo che sfida gli standard
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Moreno Delsignore in occasione dell’uscita del suo singolo “Pace”: “Mi sono messo al servizio del messaggio”
Moreno Delsignore: “La pace nasce dentro”. “Pace”, il singolo che sfida gli standard
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Moreno Delsignore in occasione dell’uscita del suo singolo “Pace”: “Mi sono messo al servizio del messaggio”
Moreno Delsignore: “La pace nasce dentro”. “Pace”, il singolo che sfida gli standard
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Moreno Delsignore in occasione dell’uscita del suo singolo “Pace”: “Mi sono messo al servizio del messaggio”
Nel rumore di fondo di un’epoca iper-produttiva, dove la musica sembra spesso inseguire formati e algoritmi, c’è chi sceglie di fermarsi e lasciare che sia la canzone a dettare le regole. È da questa postura che nasce il nuovo brano di Moreno Delsignore, frutto di un processo creativo tanto istintivo quanto profondamente riflessivo. L’origine risale al dicembre 2024, in un momento di transizione personale e concreta: “Stavo cambiando casa, stavo cambiando luogo”, racconta. In uno studio ancora incompleto, tra cartongesso e materiali accatastati, prende forma un’esigenza chiara: dare voce a un messaggio. “Questo desiderio di pace ha chiesto una manifestazione”.
Il brano osserva e racconta l’inquietudine collettiva che attraversa questi anni: una tensione interiore che, se non riconosciuta, finisce per riflettersi all’esterno, generando “separazione, solitudine e distruzione”. Da qui nasce la frase chiave del pezzo: “pace è tutto quello che vorrei, ma se dentro hai guerra, fuori guerra sei”. Un’intuizione che ribalta la prospettiva, riportando la responsabilità sul piano individuale.
La scrittura arriva in modo diretto, “melodia e armonia in maniera molto semplice e immediata, scrivendo al pianoforte”, seguendo quella che l’artista definisce un’“intuizione vibrazionale”, da cui testo e musica emergono in un unico flusso. Inizialmente pensato per un’orchestrazione sinfonica completa, il brano prende però una direzione diversa. “Qualcosa mi ha parlato di essenzialità”, ci spiega Moreno, sottolineando come un messaggio di questo tipo avesse bisogno di uno spazio più rarefatto per essere compreso davvero.

Da qui la scelta di coinvolgere Matteo Giudici, chitarrista comasco legato all’orchestra Verdi di Milano, definito “creatore di mondi sonori e viaggi dimensionali”. A lui viene affidato tutto, senza vincoli: “Gli ho detto fai quello che vuoi”. Un passaggio che diventa centrale anche sul piano umano, prima ancora che artistico: “È come generare qualcosa e darlo in mano con grande fiducia a qualcun altro”. Il risultato è un tessuto sonoro sospeso, evocativo, costruito su atmosfere e dinamiche che accompagnano il brano senza mai sovrastarlo: “Ho trovato qualcosa che non richiedeva una revisione”, racconta Delsignore, evidenziando la rarità di un equilibrio così immediato. Una dimensione che richiama influenze come Andreas Vollenweider e alcune suggestioni di Pat Metheny, ma che trova una propria identità nella sottrazione. Anche la struttura si allontana dagli standard: “Non ho pensato nelle forme a noi note, non mi sono preoccupato del passaggio radiofonico”, spiega. La priorità è un’altra: “Mettermi a servizio del messaggio”. Un approccio che si scontra apertamente con una produzione musicale sempre più seriale, costruita su modelli replicabili. “Lo standard produce quantità”, osserva, con il rischio di abbassare progressivamente il livello dell’ascolto. Eppure, ciò che resta nel tempo segue logiche diverse: “Abbiamo sempre bisogno di melodie”, sottolinea, citando esempi emblematici della musica internazionale. È proprio la combinazione tra forza melodica e contenuto a determinare la durata di un brano, ben oltre le dinamiche del mercato.
Il singolo rappresenta anche un passaggio significativo nel percorso dell’artista: è la prima uscita per Risvegli Records, etichetta indipendente fondata insieme a Provini Lastrica Federico. Una realtà che nasce con un intento preciso: privilegiare la dimensione artistica e comunicativa rispetto a quella numerica. “Un brano come questo ha bisogno di comunicare”, afferma, rivendicando una libertà creativa sempre più rara. Il progetto non si esaurisce qui. Il brano è parte di un lavoro più ampio, un album composto da sedici tracce che verranno pubblicate progressivamente e che confluiranno in un’uscita anche fisica, probabilmente in vinile. Il titolo, “La gente felice”, introduce un ulteriore livello di lettura: una felicità intesa non come alternanza di picchi emotivi, ma come stato di presenza: “È essere qui e sentirmi bene”, spiega.
Un concetto che si riflette anche nel senso più profondo del brano, dove la pace diventa “quel momento di sospensione… l’esatto momento dopo un sospiro di sollievo”. Una condizione che il pezzo prova a evocare anche visivamente, attraverso un video che rinuncia alla presenza dell’artista per favorire un’immersione totale nell’atmosfera. Ne emerge una traccia che sceglie consapevolmente di muoversi “in una direzione ostinata e contraria”, cercando uno spazio diverso: meno immediato, ma più profondo. E forse, proprio per questo, destinato a durare.
di Federico Arduini
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
- Tag: musica, spettacoli
Leggi anche