MotelNoire raccontano “MalaMilano”, undici storie tra ombre e appartenenza
C’è una Milano che luccica e una che resiste ai margini. È da qui che nasce “MalaMilano”, il nuovo album dei MotelNoire in uscita il 29 maggio
MotelNoire raccontano “MalaMilano”, undici storie tra ombre e appartenenza
C’è una Milano che luccica e una che resiste ai margini. È da qui che nasce “MalaMilano”, il nuovo album dei MotelNoire in uscita il 29 maggio
MotelNoire raccontano “MalaMilano”, undici storie tra ombre e appartenenza
C’è una Milano che luccica e una che resiste ai margini. È da qui che nasce “MalaMilano”, il nuovo album dei MotelNoire in uscita il 29 maggio
C’è una Milano che luccica e una che resiste ai margini, una città che negli anni ha cambiato pelle ma che continua a portarsi addosso ferite, contraddizioni e memoria. È da qui che nasce “MalaMilano”, il nuovo album dei MotelNoire in uscita il 29 maggio in fisico e in digitale, un disco che prova a raccontare il volto più autentico, opaco e insieme umano del capoluogo lombardo, lontano dalle cartoline e più vicino alla vita reale.
La band, nata nel 1999 “da periferie di Milano, dalla provincia”, come raccontano loro stessi, porta dentro questo lavoro un percorso lungo fatto di concerti, gavetta e resistenza. “Ci siamo sempre tenuti un po’ fuori dalla mischia”, ci spiega Domenico “Nik” Castaldi, frontman della band, rivendicando una storia costruita senza scorciatoie, ai bordi della scena ma sempre dentro la musica. Un’attitudine che oggi si riflette in un album pensato come un vero concept, capace di tenere insieme memoria personale, cronaca urbana e identità collettiva.
L’origine del disco è legata a un incontro decisivo, quello con Gino Stefanini, sopravvissuto alla banda della Comasina e figura vicina all’immaginario criminale della Milano di Vallanzasca. Da un racconto della sua vita è nata una canzone che ha poi finito per dare il titolo all’intero progetto: “Mi ha chiesto di scriverci una canzone che non fosse un inno alla violenza, anzi tutt’altro”, racconta Nik, spiegando di avere cercato “una visione un po’ più umana e nostalgica, anche romantica, di quello che di solito la cronaca non ha mai raccontato”. Da lì si è aperta una riflessione più larga sulla città, sulle sue ombre e sulla sua capacità di segnare chi la attraversa.
“MalaMilano” diventa così un concept album che racconta il capoluogo attraverso i suoi colori più scuri e quelli più luminosi, le periferie, la fatica, le occasioni e le ferite: “Milano ci ha dato tantissime opportunità, a volte ci ha dato, a volte ci ha tolto, a volte ci ha messo a dura prova. Però in qualche modo ci ha resi quello che siamo oggi”, spiega Castaldi. Il risultato è un disco che parte da una geografia concreta ma prova a parlare a tutte le grandi città, trasformando Milano in una lente con cui osservare un disagio più ampio, generazionale e sociale.
Nel racconto della band c’è anche una riflessione netta sul cambiamento del tessuto urbano e umano. La Milano che ricordano è “una città molto diversa, un po’ più ingenua, però con tantissimi valori”, mentre oggi appare più dura, meno riconoscibile, più fragile sul piano della sicurezza e della socialità. A mancare, secondo il gruppo, non sono solo luoghi fisici ma veri spazi di aggregazione culturale: i locali con musica dal vivo, i negozi di dischi, le scuole di musica, i punti di incontro dove una scena poteva nascere e crescere: “Siamo rimasti un po’ orfani da tutti questi cambiamenti” restituendo un senso di disorientamento che attraversa tutto il disco.
Eppure “MalaMilano” non è un atto d’accusa fine a se stesso. Dentro c’è anche un legame profondo, quasi affettivo, con la città. Non a caso il concept si chiude con “Milano (sei una favola)”, l’unica canzone d’amore inserita nel disco, come gesto necessario per ribadire un’appartenenza che resiste anche nella critica. È in questo equilibrio tra denuncia e amore che il progetto trova la sua misura più credibile. Sul piano musicale, i MotelNoire rivendicano un metodo di lavoro lontano dalle semplificazioni del presente. Per scrivere e costruire il disco si sono presi “un anno e mezzo di tempo”, cercando di pesare “ogni singola parola, ogni singolo respiro, ogni singolo suono”. Undici brani, registrati al Mono House Studio di Milano, distribuiti da Orangle Records e supervisionati da Enrico Rovelli, con finalizzazione e mastering affidati a Maurizio Biancani alla Fonoprint di Bologna. Un lavoro di cesello che vede anche la partecipazione di Andy dei Bluvertigo, presente con i suoi sax in due canzoni, e di Jake La Furia, coinvolto in un brano e nel videoclip della title track insieme allo stesso Stefanini.
Castaldi insiste molto anche sulla natura profondamente suonata del disco: “Abbiamo fatto proprio un disco suonato”, spiega, rivendicando una “grandissima ricerca sonora” costruita per trovare sotto le parole “la giusta atmosfera per arrivare al cuore”. In un tempo in cui “basta mettere una parola chiave e l’intelligenza artificiale ti costruisce un arrangiamento e una canzone”, i MotelNoire scelgono la via opposta: “Noi invece abbiamo cercato di usare l’anima, il cuore”. Anche la decisione di pubblicare l’album in vinile va in questa direzione.
Il disco sarà presentato dal vivo il 16 maggio alle 20.30 ai Magazzini Generali di Milano con uno showcase a ingresso gratuito, pensato come un momento di incontro prima ancora che come semplice live: “Sarà uno spettacolo bello, inclusivo, di aggregazione dove è richiesta soltanto l’emozione”. Una scelta che vale anche come gesto simbolico in un momento in cui, osserva Nik, “la gente non vive, ma sopravvive”. In fondo “MalaMilano” si muove proprio su questo crinale: tra autobiografia e racconto collettivo, tra cronaca e sentimento, tra la durezza della strada e il bisogno di lasciare qualcosa che resti: “Noi crediamo ancora che la musica sia qualcosa che può restare, nel cuore, senza scadenza”.
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- Tag: musica
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