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Pretty Woman a teatro

Lo spettacolo “Pretty Woman” in scena fino al 22 gennaio al Teatro Nazionale Che Banca di Milano, tra sogno e realtà.

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«E vissero per sempre felici e contenti». E pace se la felicità deriva da un principe che salva la ragazza povera o la principessa addormentata. Va bene così. Le favole sono favole e non c’è bisogno di fare adattamenti o censure. Si possono crearne di nuove con eroine femminili, con donne emancipate, con altri happy ending per renderle più attuali, più fair, più ispiranti per le giovani generazioni. Ma giù le mani da Biancaneve. O da quel «gran culo di Cenerentola». Quella che ce l’ha fatta, come spiega la migliore amica di Vivian in “Pretty Woman”.

Eh sì, giù le mani anche da “Pretty Woman”. Proprio ora che abbiamo la possibilità di rivivere la storia d’amore tra l’affascinante milionario Edward e la prostituta per caso Vivian, anche attraverso un musical in scena fino al 22 gennaio al Teatro Nazionale Che Banca di Milano. Uno spettacolo di alta qualità, coinvolgente, fedele all’originale, con protagonisti (Beatrice Baldaccini e Thomas Santu) eccellenti nell’ardua prova di ricoprire i ruoli di Julia Roberts e Richard Gere. Un musical grintoso e dolce nello stesso tempo che regala due ore di sospensione dalla realtà. In cui non si deve fare altro che guardare, ascoltare e farsi cullare dalla musica. In cui si possono rivivere tutte le battute principali che hanno fatto la storia di un film che ci accompagna da più di trent’anni. In cui si può credere a tutto. In cui nessuno giudica. Anzi, chi giudica – come le commesse nel negozio chic in Rodeo Drive che non vogliono servire la squillo Vivian – viene stigmatizzato e ridicolizzato. Si può credere all’amore, si può credere ai sogni, si può credere a lui che salva lei (dalla strada) e a lei che salva lui (da una vita vuota e superficiale).

Come in Cenerentola allo scoccare della mezzanotte, alla fine delle due ore di spettacolo la realtà, però, si presenta con tutta la sua nuda crudezza. Poco fuori dal teatro, lungo le vie di una Milano che sembra rinascere e ancora con le note di “Oh, pretty woman” che risuonano nelle orecchie, un gruppo di prostitute inizia il turno di lavoro. Difficile non chiedersi se la loro sia una scelta o un’imposizione, difficile sentire ancora quel sottofondo musicale. Chissà se anche loro sognano di essere salvate o se nei sogni non credono più.

di Federica Marotti

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