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Grandi cult e nostalgia, tornano le reunion

Le reunion di Friends e Harry Potter hanno scatenato grande mormorio tra i fan, ma non sempre rivedere i propri idoli a distanza di vent’anni è una scelta vincente. Forse certe storie bisognerebbe custodirle con cura e lasciarle dove meritano di esistere, fuori dalla realtà.

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Ci sono storie alle quali è impossibile non affezionarsi e personaggi capaci di segnare il percorso di un ampio pubblico.

Ad ogni generazione è destinato un programma televisivo o una saga cinematografica che, nella maggior parte dei casi, accompagnerà gli anni della crescita di ognuno, scandendo l’evoluzione della storia attraverso episodi o uscite cinematografiche consecutive nel tempo.

Sarà per questo che il pubblico ha atteso con entusiasmo le reunion di due prodotti che nei primi 2000 hanno tenuto incollati allo schermo milioni persone: Harry Potter e Friends.

Due cult generazionali che per anni si sono nutriti di un pubblico affezionato non solo allo sviluppo delle vicende ma degli attori stessi, che abbiamo visto nel tempo  crescere dentro e fuori lo schermo.

Con «Return to Hogwarts» e «Friends:The Reunion», visibili in Italia su Sky e NOW, il pubblico ha potuto assistere al ritorno dei cast a 20 anni di distanza nelle loro rispettive case

L’emozione dell’ingresso di Emma Watson (Hermione Granger) a Hogwarts, che confessa la sua cotta adolescenziale per Tom Felton (l’acerrimo nemico Draco Malfoy) o di David Schwimmer (Ross Geller) sul set della sitcom che lo ha visto protagonista di una storia d’amore tutt’oggi discussa, quella con Rachel, aprono lo sguardo su retroscena invisibili, sdoppiando il pubblico.

Rivedere i propri idoli anni dopo infatti può non sortire l’effetto sperato. Ritrovare i protagonisti adulti, ormai distanti da quel percorso, ascoltarne i retroscena sul set o scoprire vicende mai esplicitate, più che incantare nuovamente, tende a creare distacco.

Gli attori svuotano i personaggi di mistero attraverso i racconti, rendendo meno eterna la storia a cui abbiamo assistito e mostrandoci fin troppo ciò che sta dietro al personaggio, ricordando al pubblico di essere andati oltre già da tempo.

D’altra parte, vedere la persona dietro al mito ci ricorda quanto lavoro e umanità sia presente in una produzione, ricordandoci con un sorriso che il tempo scorre per tutti e ad essere cresciuti non siamo solo noi.

Il caso di Harry Potter ha attirato nei cinema per quasi un decennio un pubblico sognante, in gran parte appartenente a quella generazione vicina per età anagrafica ai protagonisti, che ogni anno si avvicinavano sempre di più all’età adulta, rendendo di fatto il loro percorso di crescita una trasposizione sullo schermo del percorso di tutti.

Ma è ciò che accadde anche sul piccolo schermo con Friends pochi anni prima, catturando teenagers sul finale degli anni 90 e intrattenendoli per un decennio con gli iconici episodi, che raccontano sì di un gruppo di amici, ma anche di ciò che significa crescere. Il finale infatti ci parla di maturità e cambiamento, di quella fase dove tutto sembra finire e dove è importante arrivare per evolversi e diventare grandi per davvero.

Questo meccanismo di fidelizzazione tende ad innescare, oltre ad una grande empatia, anche una sorta di dipendenza, che porta con sé un enorme vuoto una volta arrivati al finale. 

Le Reunion riaprono con nostalgia a momenti andati, ricordando quanto più importante sia custodire certe storie nel cuore, piuttosto che trasformarle in operazioni commerciali.

Alla fine siamo tutti cresciuti, ma è bello pensare ancora un po’ che la magia possa accompagnarci ancora per molto tempo.

di Elena Bellanova

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