Sanremo 2026, il Pagellone
Archiviato il Festival di Sanremo, è tempo di tirare le somme con la consapevolezza del giorno dopo. I conduttori, il vincitore, i problemi tecnici… Ecco i nostri voti
Sanremo 2026, il Pagellone
Archiviato il Festival di Sanremo, è tempo di tirare le somme con la consapevolezza del giorno dopo. I conduttori, il vincitore, i problemi tecnici… Ecco i nostri voti
Sanremo 2026, il Pagellone
Archiviato il Festival di Sanremo, è tempo di tirare le somme con la consapevolezza del giorno dopo. I conduttori, il vincitore, i problemi tecnici… Ecco i nostri voti
Archiviato il Festival di Sanremo, è tempo di tirare le somme con la consapevolezza del giorno dopo.
Lo avevamo detto prima ancora di mettere piede nella città dei fiori: Sal Da Vinci poteva rivelarsi l’underdog di questa edizione. E infatti eccoci qua. Una vittoria meritata, che in un colpo solo premia una carriera lunga cinquant’anni e segna bene i tempi che viviamo: il pubblico oggi cerca evidentemente leggerezza. Per chi fa lo scandalizzato, s’immergesse di più nella realtà scendendo dalla torre d’avorio. Voto: 10 e lode.
Ditonellapiaga, festival quasi perfetto. Doveva essere l’occasione per farsi apprezzare dal grande pubblico per l’artista che è, senza filtri, senza sovrastrutture, e ci è riuscita. Si porta a casa anche la vittoria nella serata delle cover. Voto: 9.
Fulminacci, anche lui centrato in pieno. Brano fresco, ritornello che resta subito addosso, presenza disinvolta. Breccia nel grande pubblico aperta. Voto: 8,5.
Arisa, cosa vuoi dirle? Delicata, precisa, sempre sorridente. Torna al Festival con una prova di sostanza e una top five meritatissima. Voto: 8.
Levante al quattordicesimo posto resta un mistero. Tra la potenza delle performance e la bellezza del brano (scritto da lei sola), era lecito aspettarsi molto di più. Voto: 8.
Le Bambole di Pezza, alla loro prima chiamata nel tempio della musica italiana, hanno fatto una cosa rara: zittire i dubbiosi. Dopo qualche chiacchiera su quanto fossero “poco rock”, nella serata cover hanno spazzato via ogni perplessità e poi si sono guadagnate la finale. Prova superata. Voto: 8.
Malika Ayane è tornata all’Ariston con “Animali notturni”, sesta partecipazione in carriera, portandosi dietro tutta la sua storia sanremese tra premi della critica e brani diventati culto. Eleganza, consapevolezza, una cifra personale ormai inconfondibile: non l’edizione più esplosiva della sua carriera, ma una conferma importante di solidità e stile. Voto 7,5.
Il duo Fedez & Marco Masini ha riportato al Festival l’inedita coppia nata lo scorso anno, questa volta in gara con “Male necessario”, un brano che unisce il pop del primo alla storia sanremese del secondo. Una proposta solida, generazionale, che ha funzionato bene in classifica ma forse meno di quanto prometteva sulla carta. Voto 7.
Capitolo note dolenti.
Tommaso Paradiso era tra i più attesi, ma è sembrato sempre un po’ fuori posto. La canzone funziona, ma il feeling con il Festival non è ancora scattato. Vedremo alla prossima, se ci sarà. Voto: 6‑.
Mara Sattei, buona canzone ma penultima posizione. Il problema? Al di fuori del palco, la sua presenza si è vista poco. Forse è ora di rivedere la strategia comunicativa. Voto: 5,5.
Luchè, brano interessante ma fuori contesto: sembrava capitato a cantarlo lì per caso. Un po’ come i cavoli a merenda. Voto: 4.
E infine… pioggia di problemi tecnici quasi ogni sera, al punto da far pensare a una congiura più che a una coincidenza. Voto: 3.
Ai padroni di casa di questo Festival di Sanremo:
Carlo Conti, voto 7. Nonostante qualche incertezza su cast, segmenti e qualche uscita discutibile, ha portato la barca in porto con solidità, ottenendo risultati che solo pochi anni fa sarebbero sembrati clamorosi.
Laura Pausini, voto 7. Professionista impeccabile, elegante, sempre sul pezzo. Il suo l’ha fatto e pure tutto sommato bene. Forse, evitando un paio di uscite un po’ troppo autoriferite, avrebbe meritato qualcosa in più.
di Federico Arduini
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