Sarah Jane Morris e Tony Rémy, “The Sisterhood 2”: “Non sentiamo parlare abbastanza delle donne”
Sarah Jane Morris torna in Italia con The Sisterhood 2, nuovo capitolo del progetto condiviso con Tony Rémy. Oggi e domani al Blue Note Milano
Sarah Jane Morris e Tony Rémy, “The Sisterhood 2”: “Non sentiamo parlare abbastanza delle donne”
Sarah Jane Morris torna in Italia con The Sisterhood 2, nuovo capitolo del progetto condiviso con Tony Rémy. Oggi e domani al Blue Note Milano
Sarah Jane Morris e Tony Rémy, “The Sisterhood 2”: “Non sentiamo parlare abbastanza delle donne”
Sarah Jane Morris torna in Italia con The Sisterhood 2, nuovo capitolo del progetto condiviso con Tony Rémy. Oggi e domani al Blue Note Milano
Sarah Jane Morris torna in Italia con The Sisterhood 2, nuovo capitolo del progetto condiviso con Tony Rémy, amico e collaboratore storico dagli anni Ottanta, pensato come un omaggio alle grandi cantautrici che hanno cambiato la musica e usato la propria voce anche come strumento civile. Dopo il live del 23 aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma, Morris e Rémy saranno al Blue Note di Milano oggi 8 e domani 9 maggio e il 22 maggio al Teatro Sperimentale di Pesaro.
L’idea del progetto nasce durante il lockdown, quando Morris comincia a leggere biografie e autobiografie di artiste che hanno segnato il suo percorso umano e musicale: “Durante il secondo lockdown, io e mio marito abbiamo deciso di leggerci a vicenda alcuni libri. Un giorno gli ho detto che avrei voluto conoscere le storie delle artiste femminili che mi hanno aperto la strada e influenzato, così ho stilato una lista di cinquanta nomi”, racconta la cantante britannica. Da quella prima lista, progressivamente ridotta, è nato un lavoro che lei stessa descrive come “un passaggio di torcia da generazione in generazione”. Il cuore di The Sisterhood sta proprio in questa idea di continuità tra donne, artiste e generazioni. “Sentiamo sempre parlare degli uomini, ma non abbastanza delle donne”, spiega Morris, rivendicando la necessità di riportare al centro figure che non sono state soltanto grandi interpreti, ma anche autrici e testimoni del proprio tempo. La selezione, infatti, segue criteri molto precisi: “Le artiste dovevano essere grandi cantanti, autrici e consapevoli di poter veicolare messaggi utili alla società attraverso le loro piattaforme”.

Accanto a lei c’è Tony Rémy, chitarrista di fama internazionale e coautore decisivo nella costruzione sonora del progetto: “Finito il lockdown, ho letto alcuni testi a Tony Rémy, il mio co-autore principale. Lui ha immediatamente iniziato a suonare la chitarra, in un’ora avevamo già scritto”, dice Morris. Un’intesa profonda, artistica e personale, che ha trasformato il lavoro in una scrittura naturale e fluida, alimentata da una conoscenza reciproca maturata in oltre quarant’anni di collaborazione.
Se il primo volume non bastava a contenere tutte le storie da raccontare, il secondo conferma ancora di più la natura aperta e in divenire del progetto. “Semplicemente non siamo riusciti a smettere di scrivere. Abbiamo amato il processo e dieci artiste non erano sufficienti, così abbiamo proseguito”, afferma Morris. In The Sisterhood 2 entrano così nuove figure, da Sinéad O’Connor a Tracy Chapman, da Etta James a Patti Smith, fino a Dolly Parton e Amy Winehouse, in un percorso che unisce talento, scrittura e impegno.
Tra i brani più sentiti, Morris indica spesso quello dedicato a Sinéad O’Connor, ma non nasconde un legame speciale anche con altre pagine del disco: “Ci piace molto proporre live ‘Oh Mother My Mother’, la canzone dedicata a Sinéad O’Connor. Una grande magia”, spiega. Sono canzoni che nascono come ritratti, ma si allargano presto a una riflessione più ampia sul ruolo delle donne nella storia della musica e nella società. Morris guarda anche al presente dell’industria musicale, riconoscendo i cambiamenti profondi avvenuti negli ultimi decenni, ma insistendo sull’urgenza di una rappresentazione più equilibrata: “Sono stata enormemente influenzata dagli uomini, come David Bowie, ma credo che le donne abbiano bisogno di esse viste maggiormente in questa industria musicale principalmente maschile”, osserva. E aggiunge: “In questo momento abbiamo tante ragazze straordinarie nelle classifiche, come mai accaduto prima, ma sono lì anche grazie a queste donne che hanno fatto sentire le loro voci”.
Non è un caso, allora, che The Sisterhood venga pensato da Morris come un progetto musicale, culturale e quasi pedagogico. L’obiettivo non è solo cantare queste artiste, ma ricostruirne il lascito e restituirlo al pubblico di oggi in forma viva, emotiva e contemporanea. Sul palco italiano, i concerti di maggio metteranno insieme brani tratti da The Sisterhood e The Sisterhood 2, in una scaletta che la cantante definisce come un vero itinerario emotivo. “Tornerò a Milano per quattro show. Mi esibirò con brani tratti dagli album The Sisterhood e The Sisterhood 2”, racconta Morris. E chiarisce anche la sua idea di concerto: “Ogni volta cerco di portare il pubblico in un viaggio musicale creando diversi momenti. Voglio che le persone tornino a casa con un messaggio di speranza e positività”. Un messaggio che riassume bene il senso di un lavoro nato per celebrare la sorellanza artistica, ma anche per ricordare che molte delle conquiste di oggi passano dalle voci di chi ha saputo aprire la strada.
di Federico Arduini
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
- Tag: musica
Leggi anche