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U2, fuori a sorpresa il nuovo Ep “Days of Ash”: “Queste canzoni non potevano aspettare”

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Gli U2 non hanno aspettato il nuovo album annunciato per fine 2026 per tornare a parlare al presente. Lo fanno con “U2 – Days of Ash”, EP di sei tracce che ha tutta l’aria di un intervento urgente

U2, fuori a sorpresa il nuovo Ep “Days of Ash”: “Queste canzoni non potevano aspettare”

Gli U2 non hanno aspettato il nuovo album annunciato per fine 2026 per tornare a parlare al presente. Lo fanno con “U2 – Days of Ash”, EP di sei tracce che ha tutta l’aria di un intervento urgente

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U2, fuori a sorpresa il nuovo Ep “Days of Ash”: “Queste canzoni non potevano aspettare”

Gli U2 non hanno aspettato il nuovo album annunciato per fine 2026 per tornare a parlare al presente. Lo fanno con “U2 – Days of Ash”, EP di sei tracce che ha tutta l’aria di un intervento urgente

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Gli U2 non hanno aspettato il nuovo album annunciato per fine 2026 per tornare a parlare al presente. Lo fanno con “U2 – Days of Ash”, EP di sei tracce (cinque canzoni e una poesia) che ha tutta l’aria di un intervento urgente più che di un semplice antipasto discografico. I titoli – “American Obituary”, “The Tears Of Things”, “Song Of The Future”, “Wildpeace”, “One Life At A Time” e “Yours Eternally” (con Ed Sheeran e Taras Topolia) – compongono una mappa emotiva del mondo in fiamme, attraversata da figure concrete: una madre, un padre, una ragazza di sedici anni, un soldato che preferirebbe cantare ma è pronto a morire per la libertà del suo Paese.

«Questi brani non potevano aspettare; erano impazienti di essere diffusi al mondo. Sono canzoni di sfida e sgomento, di lamento» spiega Bono, sottolineando come l’EP sia diverso per atmosfera dal disco che arriverà più avanti: prima le ferite, poi – forse – le canzoni di festa. «Se hai la possibilità di sperare, è un dovere farlo», dice ancora, citando Lea Ypi: un manifesto etico oltre che poetico. Larry Mullen Jr. mette il punto sul ruolo della band: «Chi ha bisogno di ascoltare un nostro nuovo disco? Dipende solo dal fatto che stiamo creando musica che merita di essere ascoltata. Credo che queste canzoni siano all’altezza dei nostri lavori migliori… Fin dagli esordi, con Amnesty o Greenpeace, non abbiamo mai esitato a prendere posizione, ed è una parte importante di ciò che siamo e del motivo per cui esistiamo ancora». Adam Clayton, più asciutto, confessa semplicemente: «Sono entusiasta di queste nuove canzoni, mi sembra che arrivino al momento giusto».

Brano per brano, il quadro è netto. “American Obituary” racconta l’uccisione, a Minneapolis, di Renée Nicole Macklin Good, madre di tre figli, colpita a distanza ravvicinata mentre protestava pacificamente ed etichettata poi come “terrorista interna” da un governo che rifiuta di correggere quella definizione o di indagare a fondo sull’accaduto. “The Tears Of Things”, ispirata a un libro del frate francescano Richard Rohr, immagina un dialogo tra il David di Michelangelo e il suo autore: la scultura rifiuta l’idea di dover diventare Golia per sconfiggerlo, e quelle pupille a forma di cuore – vero dettaglio anatomico della statua – diventano un simbolo di compassione ostinata in tempi di violenza.

“Song Of The Future” dà voce a Sarina Esmailzadeh, sedicenne iraniana del movimento “Woman, Life, Freedom”, morta dopo essere stata picchiata dalle forze di sicurezza, mentre il regime parlò di suicidio: la canzone prova a restituirne lo spirito libero e la promessa spezzata. “Wildpeace” è la lettura, affidata ad Adeola delle Les Amazones d’Afrique, di una poesia di Yehuda Amichai, su musica degli U2 e di Jacknife Lee, a segnare il filo teso tra Israele e il desiderio di pace. “One Life At A Time” è dedicata ad Awdah Hathaleen, padre palestinese di tre figli, attivista non violento e consulente del documentario “No Other Land”, ucciso da un colono israeliano in Cisgiordania nel luglio 2025: gli U2 ribaltano la frase “una vita alla volta” – con cui si descrive l’erosione quotidiana dei diritti – in un orizzonte di possibile riconciliazione, da costruire anch’essa una vita alla volta.

Chiude “Yours Eternally”, lettera di un soldato ucraino dal fronte, cantata da Bono e The Edge insieme a Taras Topolia e Ed Sheeran. L’incontro tra loro nasce nel 2022, quando Bono e The Edge suonarono nella metro di Kiev su invito di Zelensky e Topolia, cantante degli Antytila diventato militare, li raggiunse sottoterra: da quell’abbraccio in una stazione bombardata nasce oggi una canzone che tiene insieme amicizia, resistenza e pop mainstream. Il brano è accompagnato da un corto di 4 minuti e mezzo diretto dal regista ucraino Ilya Mikhaylus, girato nel dicembre 2025 al seguito del Corpo d’Armata Khartiya, che racconta la vita quotidiana di Alina e dei suoi compagni in prima linea: uscirà il 24 febbraio, nel quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina.

Accanto al lato musicale, “Days of Ash” segna anche il ritorno di “Propaganda”, la storica fanzine degli U2 nata nel 1986: per l’occasione diventa una rivista di 52 pagine, in edizione digitale e con tiratura cartacea limitata, intitolata “U2 – Days Of Ash: Six Postcards From The Present… Wish We Weren’t Here”, con interviste a Mikhaylus, al produttore Pyotr Verzilov e a Taras Topolia, oltre ai testi, alle note dei quattro e a un Q&A con Bono. The Edge riassume così la posizione della band: «Crediamo in un mondo in cui i confini non vengono cancellati con la forza… in cui la dignità di un popolo non è negoziabile. Questa convinzione non è una moda politica. È il terreno su cui poggiamo i piedi. E noi vi stiamo uniti». In un’epoca in cui l’attualità brucia in tempo reale, gli U2 scelgono di fissarla in canzoni che, dichiaratamente, “non potevano aspettare”.

di Federico Arduini

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