Un reazionario risorgimentale, parla Roberto Parodi
Roberto Parodi odia essere definito un radical chic. Giornalista, scrittore, conduttore tv e viaggiatore, Parodi non le manda certo a dire
Un reazionario risorgimentale, parla Roberto Parodi
Roberto Parodi odia essere definito un radical chic. Giornalista, scrittore, conduttore tv e viaggiatore, Parodi non le manda certo a dire
Un reazionario risorgimentale, parla Roberto Parodi
Roberto Parodi odia essere definito un radical chic. Giornalista, scrittore, conduttore tv e viaggiatore, Parodi non le manda certo a dire
AUTORE: Renata Sortino
Roberto Parodi non le manda certo a dire. Si definisce caustico e bastardo e ce lo dimostra non appena lo sollecitiamo sui radical chic. Sarà quell’erre moscia che lo caratterizza ma prendiamo subito un abbaglio: «Non voglio essere associato a questo termine, non c’entro niente. Quando Tom Wolfe ha coniato questa parola nel 1970 pensava ai ricconi annoiati che sognavano di cambiare il mondo dall’alto dei loro attici dell’Upper East Side di New York. Non è roba per me. Se avessi potuto scegliere in che epoca nascere, sarei stato un reazionario del Risorgimento italiano».
Giornalista, scrittore, conduttore televisivo e viaggiatore in moto sulle lunghissime distanze. Con Roberto Parodi l’abusata allocuzione manzoniana «Chi era costui?» non funziona proprio: una volta che lo intercetti non te lo scordi più, con quella cadenza da milanese imbruttito e modi da lord centauro. Fratello maggiore di Cristina e Benedetta, vanta una folta schiera di follower sui social. «Creatore di contenuti, diciamo così» precisa. «Basta che non usiamo termini come influencer, che è roba per sgallettate». La sua storia in breve: «Mi ero iscritto in Ingegneria ma ero pessimo; ho allora studiato Economia e mi è andata benissimo nella finanza. Nel 2010 mi arriva una proposta da Yves Confalonieri (figlio di Fedele, ndr.), sapeva che giravo il mondo in moto e mi chiede di approcciarmi con questi contenuti alla televisione. Successivamente mi sono spostato su Internet, nel mentre ho scritto nove libri».
Nelle trasmissioni tv cerca invano un qualsivoglia intento pedagogico: «La televisione sembra oggi intenzionata a mostrare soltanto la bruttura che infetta le menti delle persone. Nel mio piccolo affronto sui social temi come la dignità e l’orgoglio. Bisogna fare leva su concetti come cultura, studio, curiosità. Ai giovani dico: siate interessati e interessanti, non cercate scorciatoie. Hai pagato 60 euro una pizza e ti fai la foto sui social? Non sei un ricco, sei solo un coglione». E il politically correct? «Porta solo disagio sociale, sono totalmente contrario. Non serve a niente e chi ne paga le conseguenze non sono certo i radical chic. È solo un modo per polemizzare, per spostare l’attenzione da reali problemi. Se poi a cavalcarlo è il marketing, si precipita addirittura nel ridicolo».
Gli chiediamo come si veda fra dieci anni. «Nonno no, mi girerebbero i coglioni. Voglio continuare a fare cazzate. Ho ancora troppi sogni e desideri da realizzare». In fondo è ancora un ragazzino, consapevole che invecchiando verosimilmente si peggiora. «Andrò dove mi porterà la curiosità, come ho sempre fatto» promette. «Di sicuro non sbarcherò sull’Isola dei Famosi. Qualche anno fa me l’avevano proposto e mia moglie minacciò di lasciarmi. Aveva perfettamente ragione. Tutto, ma non queste trashate».
di Renata Sortino
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