Venezia, fra cortei e polemiche
Almeno 3mila persone sono attese oggi a Venezia al corteo promosso da Venice4Palestine, che unisce artisti e lavoratori dello spettacolo
Venezia, fra cortei e polemiche
Almeno 3mila persone sono attese oggi a Venezia al corteo promosso da Venice4Palestine, che unisce artisti e lavoratori dello spettacolo
Venezia, fra cortei e polemiche
Almeno 3mila persone sono attese oggi a Venezia al corteo promosso da Venice4Palestine, che unisce artisti e lavoratori dello spettacolo
Almeno 3mila persone sono attese oggi al corteo promosso da Venice4Palestine, che unisce artisti e lavoratori dello spettacolo. La manifestazione che chiede lo stop immediato dei bombardamenti su Gaza si snoderà dalle 17 tra le vie del Lido senza però poter lambire gli edifici dove in questi giorni si sta svolgendo l’82esima Mostra internazionale del Cinema – uno su tutti, quello del red carpet – vetrina su cui sono puntati gli occhi del mondo. All’iniziativa prenderanno parte anche i centri sociali veneti, le associazioni cattoliche, sindacati e collettivi studenteschi nonché alcuni attori e attrici, come la presentatrice della Mostra, Emanuela Fanelli, salvo cambiamenti di programma dopo le polemiche di ieri.
Il regista e attore Carlo Verdone, infatti, firmatario del documento inviato alla Biennale dal comitato V4P che in pochissimo tempo ha raccolto l’adesione di oltre 1.500 personaggi dello spettacolo (tra cui Toni Servillo, Roger Waters, Valeria Golino, Gabriele Muccino) in un’intervista al “Corriere della sera” ha voluto prendere le distanze da alcune pretese del collettivo che sarebbero state aggiunte dopo la sua firma. Il riferimento è alla richiesta di non invitare a Venezia gli attori Gal Gadot, nota per aver interpretato il ruolo di Wonder Woman, e Gerard Butler perché considerati ‘vicini’ all’esercito israeliano. «Gli attori non possono diventare il tribunale dell’Inquisizione. Un festival è un tavolo di confronto, di tolleranza e di libertà. Questo, invece, significa censurare. Poi certo, non si possono chiudere gli occhi su ciò che sta accadendo a Gaza» ha detto l’attore romano.
Sulla stessa lunghezza d’onda il regista Frank Özpetek, anche lui tra i firmatari, che ha dichiarato ieri dal Lido: «Quello che sta accadendo là fuori è terribile, per cui nulla più sarà come prima ma l’arte non va censurata. Se sapevo della richiesta di escludere Gadot e Butler? No, è stato aggiunto dopo» ci ha riferito sorpreso.
Se l’associazione Setteottobre plaude la presa di posizione di Verdone, a cui chiede uno sforzo in più (ovvero di riflettere su ciò che ha firmato e cioè «una grafica con Israele grondante di sangue senza che mai vengano citati Hamas né quanto accaduto il 7 ottobre»), il collettivo V4P non ci sta a sentir parlare di censura preferendo l’espressione «boicottaggio culturale». In una nota sui social tiene a chiarire quanto sia «singolare che si parli di censura mentre in molte parti d’Europa il potere dei governi impedisce di scendere in piazza con i simboli della Palestina». Per V4P «censura sarebbe stato piuttosto reclamare l’esclusione di un film dal concorso, cosa mai fatta».
Nel frattempo è sorto un contro-comitato, Venice for Israel, che a sua volta ha scritto una lettera alla Biennale dando vita a un nuovo confronto, che in fondo è proprio quello che si andrebbe cercando qui a Venezia (possibilmente il più costruttivo possibile). Questi tentativi di censura grotteschi si erano riproposti anche in occasione dell’invasione della Russia in Ucraina, quando c’era chi voleva escludere dalle biblioteche o dalle università lezioni sulle opere di Dostojevski o, ancora, impedire ad alcuni atleti di partecipare alle competizioni per la sola colpa di essere russi, quasi fossero stati loro la causa del problema.
Lo stesso accade oggi a Venezia, fermo restando che nessuno dotato di buon senso può rimanere indifferente da ciò che accade oggi a Gaza, una mattanza senza ragione d’essere portata avanti da uno dei peggior nemici che Israele abbia mai avuto: Benjamin Netanyahu.
Proprio la Gal Gadot, negli anni passati, si era pronunciata contro l’attuale premier, arrivando a essere contestata in patria. Il fatto che si sia spesa per le famiglie degli ostaggi non fa di lei un’estremista. Butler, invece, che peraltro è di nazionalità scozzese, viene accusato di aver partecipato a raccolte di fondi per l’esercito isreaeliano avvenute nel 2016 e 2018. Sono trascorsi almeno sette anni da allora e molte cose sono successe nel mezzo. Qualcuno, presto o tardi, dovrà risponderne davanti al mondo. Ma non certo i due attori.
di Ilaria Cuzzolin
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- Tag: Cinema
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