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La lettera di Zelensky a Sanremo e la lezione da imparare

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Il risultato delle polemiche è che Amadeus leggerà una lettera scritta da Zelensky. Il conduttore ironizza sul fatto che leggerà in ucraino, ma non è che ci sia tanto da ridere

La lettera di Zelensky a Sanremo e la lezione da imparare

Il risultato delle polemiche è che Amadeus leggerà una lettera scritta da Zelensky. Il conduttore ironizza sul fatto che leggerà in ucraino, ma non è che ci sia tanto da ridere
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La lettera di Zelensky a Sanremo e la lezione da imparare

Il risultato delle polemiche è che Amadeus leggerà una lettera scritta da Zelensky. Il conduttore ironizza sul fatto che leggerà in ucraino, ma non è che ci sia tanto da ridere
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Tanto, tantissimo rumore per nulla. Ci siamo sorbiti settimane di polemiche su Zelensky al Festival di Sanremo e il risultato è che il presidente ucraino invierà un messaggio scritto che sarà letto da Amadeus. Il quale tiene a precisare, almeno per non sgonfiare proprio del tutto l’attesa, che non sarà censurato a prescindere dal contenuto (e ci mancherebbe), ironizzando sul fatto che leggerà in ucraino. Ma non è che ci sia tanto da ridere in casa Rai. Perché sta di fatto che tutto questo dibattere e polemizzare alla fine si è risolto in questo. È possibile che di fatto proprio le molte polemiche abbiano indotto il direttore di RaiUno a cercare il “male minore”. Cioè ridimensionare. Solo che così non è che ne venga fuori una gran cosa. Se la scelta era quella di dare spazio al presidente ucraino, nonostante i contrari, andava quantomeno tenuto il punto sul messaggio video. Così sembra invece si sia voluto cercare di non scontentare nessuno. E per carità, Sanremo è il programma più nazionalpopolare che ci sia. Però poteva essere una occasione per tenere il punto. Invece no. Per capire se e quanto questo costerà in termini di share bisogna aspettare i numeri. Rimane il dato di fatto che ancora una volta abbiamo passato settimane a litigare sul niente o quasi. Anche questa in fondo è una costante che precede il Festival. In questo caso, diversamente dai tanti dibattiti sui testi delle canzoni, il tema ovviamente c’era. E anche il peso della decisione dei vertici di RaiUno. Ma alla fine, come spesso accade, il compromesso dev’essere sembrato l’unica via percorribile. Perché in fondo dal Festival bisogna aspettarsi di ascoltare musica e tutto il resto è un di più. Anche se soprattutto di recente si è cercato di portare sul palco dell’Ariston tematiche più impegnative e impattanti. Forse era troppo, questa volta. Occasione persa o tutto di guadagnato, ciascuno lo valuti. Magari il prossimo anno – sperando che questa guerra sia finita – sarebbe il caso di ritararsi e tornare ad annunciare ospiti e presenze che magari fanno meno rumore ma quanto meno ci risparmiano settimane di tormentoni e discussioni per poi approdare al nulla o quasi. Anche se il Festival resta, per pubblico, il più importante palcoscenico della stagione televisiva e quindi sarebbe in teoria un’occasione straordinaria per lanciare messaggi. La pratica, l’abbiamo vista, è diversa. “Sono solo canzonette” cantava Edoardo Bennato e può anche andare bene così. L’importante è rendersene conto. Prima, preferibilmente. Di Annalisa Grandi

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