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Francesi mondiali e palle che ancora girano

A poco più di una settimana dalla vittoria ai Mondiali dell’Argentina, la collera dei francesi non si spegne e partono attacchi a Messi e Martinez. Ma se invece di pensare al passato “i Bleus” si concentrassero sul presente?
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Francesi mondiali e palle che ancora girano

A poco più di una settimana dalla vittoria ai Mondiali dell’Argentina, la collera dei francesi non si spegne e partono attacchi a Messi e Martinez. Ma se invece di pensare al passato “i Bleus” si concentrassero sul presente?
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Francesi mondiali e palle che ancora girano

A poco più di una settimana dalla vittoria ai Mondiali dell’Argentina, la collera dei francesi non si spegne e partono attacchi a Messi e Martinez. Ma se invece di pensare al passato “i Bleus” si concentrassero sul presente?
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A poco più di una settimana dalla vittoria ai Mondiali dell’Argentina, la collera dei francesi non si spegne e partono attacchi a Messi e Martinez. Ma se invece di pensare al passato “i Bleus” si concentrassero sul presente?
È passata poco più di una settimana, l’Argentina è ancora in festa e il nervo dei francesi è ancora scoperto. L’esultanza sfacciata dei sudamericani per la Coppa del Mondo vinta dopo 36 anni ha spinto il ministro dello Sport Amelie Oudea Castèa (il primo politico dell’esecutivo a invitare i Bleus a esporsi sul tema dei diritti umani in Qatar) a definire «pietoso, volgare, inelegante» il comportamento di Messi e compagni e dei loro connazionali. Il gestaccio del portiere Emiliano Martinez sotto lo sguardo attonito di un emiro (scatto virale sul web) non è andato giù. Così come la marea di argentini festanti per le strade di Buenos Aires. Lo stesso Martinez ha sventolato un bambolotto con il volto di Mbappè sul bus della Nazionale, in giro celebrativo nella capitale. C’è stata pure la petizione, perorata su Change.org e firmata da oltre 200mila francesi, per chiedere la ripetizione della finalissima in quanto il 3-2 siglato da Leo Messi sarebbe stato irregolare. Insomma, se ci sta che i nostri vicini di casa l’abbiano presa male, che la collera sia ancora oltre il livello di guardia mentre il trionfo di Messi e compagni produce una gioia collettiva in ogni angolo del mondo (addirittura in un convento di monaci tibetani), è sicuramente fuori luogo l’invasione di campo dell’Eliseo. «Lo sport non va strumentalizzato» ha spiegato Emmanuel Macron prima del via ai Mondiali, provando a sviare sui diritti umani e civili di donne, migranti e omosessuali violati in Qatar. La sua posizione è scomoda, la Francia si ritrova in casa gli emiri al Psg. Anche per questo motivo la Federcalcio francese è stata in silenzio durante i Mondiali, mentre quelle tedesca, olandese e danese in qualche modo hanno provato a manifestare il dissenso verso l’intolleranza qatariota sui diritti. Piuttosto che sulla qualità dei festeggiamenti dei sudamericani, forse la politica francese dovrebbe concentrarsi e magari stigmatizzare a distanza di giorni quel vomito di offese razziste online finite sugli account Instagram di Coman (originario della Guadalupa), Tchouameni (Camerun e Nigeria), Kolo Muani (Congo), che non sono andati a segno ai rigori con l’Argentina. Sono stati paragonati a scimmie, accomunati a emoji di banane. Segnali poco incoraggianti a due anni dalle Olimpiadi di Parigi, che nelle intenzioni presidenziali dovranno essere la polaroid della Francia multietnica. Sui Giochi parigini ha puntato parecchio Macron – silenzioso sulle offese razziste ai tre nazionali francesi e non premiato dal voto dei musulmani alle elezioni primaverili – lavorando ai fianchi Mbappè, di origini camerunensi e algerine, affinché rifiutasse il Real Madrid per restare al Psg ed essere il volto dell’inclusività francese ai Giochi. Due anni sono tanti. E se il francese decidesse nel frattempo di lasciare Parigi?   di Nicola Sellitti  

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