Il futuro è ora
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Tutti (o quasi) si attendono il successo di Sinner the Winner e nei prossimi mesi la pressione psicologica sarà il grande nemico del tennista italiano
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Tutti (o quasi) si attendono il successo di Sinner the Winner e nei prossimi mesi la pressione psicologica sarà il grande nemico del tennista italiano
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Tutti (o quasi) si attendono il successo di Sinner the Winner e nei prossimi mesi la pressione psicologica sarà il grande nemico del tennista italiano
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AUTORE: Nicola Sellitti
È il momento dei massaggi ai muscoli affaticati e delle riflessioni, prima di ripartire nel weekend dalla Coppa Davis a Malaga, dove con ogni probabilità ritroverà Nole Djokovic. Se è meglio diffidare della mole di complimenti che stanno avvolgendo Jannik Sinner, vale la pena ascoltare Goran Ivanisevic – ex cavallo pazzo della racchetta e da anni allenatore di Nole Djokovic – che assegna all’italiano e ad Alcaraz il trono di eredi del serbo. Certo, sempre quando deciderà di fermarsi con i record e i trionfi.
Se la celebrazione della sconfitta con Nole non porterà sollievo a Sinner, resta il dato degli ascolti televisivi della finale Atp Finals: cinque milioni di telespettatori e share al 30%, con la Rai che si sfrega le mani: la finale di Wimbledon 2021, andata in chiaro su Tv8, aveva attirato tre milioni di spettatori. Senza contare il Palasport di Torino pieno come un uovo e ribollente di un tifo più da stadio di calcio che da tennis (ma questo è un danno prodotto dall’iper-calciofilia acuta che ci si porta dietro da sempre). Al momento Jannik è il volto dello sport italiano e gli sponsor se lo contenderanno ancora di più dopo che ha sfiorato gli ascolti delle partite della Nazionale italiana di calcio. È entrato al tal punto nella testa di tutti che Luciano Spalletti, parlando della doppietta di Federico Chiesa alla Macedonia del Nord, lo ha definito «il nostro Sinner».
E ora sempre sulla Rai arriva la Coppa Davis, che Sinner ha respinto in qualche occasione di troppo privilegiando il lavoro volto a migliorare ulteriormente la sua tecnica. Gli è stato condonato tutto, ma è un elemento che va ricordato. A Malaga si chiude la stagione, che poi ripartirà a inizio gennaio dalla trasferta australiana. Per Yannik saranno continui banchi di prova, alla ricerca delle recenti conferme. Da agosto in poi, dal trionfo (il primo) nel Master 1000 di Toronto, Sinner è infatti salito di almeno un paio di livelli e in questo momento appare addirittura più vicino (o meno lontano) a Djokovic rispetto ad Alcaraz, che però ha sfilato al serbo lo scettro di Wimbledon.
Adesso le aspettative salgono e anche raggiungere i quarti di finale o le semifinali nelle prove del Grand Slam non sarà più sufficiente. Tutti o quasi si attendono il successo di Sinner the Winner e nei prossimi mesi la pressione psicologica sarà ovviamente il grande nemico del tennista italiano. Il suo complice sarà invece il lavoro di perfezionamento dei nuovi aspetti del game plan che hanno favorito il cambio di passo, dal servizio al gioco di volo. Ci sarà poi da sventare un altro pericolo, ossia non farsi logorare dalla forza mentale del serbo, che è diverso da lui come da Alcaraz. Uno come Djokovic non ricapita più nello sport mondiale. Ha una missione feroce dettata da un passato doloroso. Ha visto Belgrado a pezzi e si è alimentato di quella rabbia, sparsa a piene mani su un campo di tennis.
Di Nicola Sellitti
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