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Shizo Kanakuri taglia il traguardo della maratona iniziata mezzo secolo fa

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L’incredibile storia di Shizo Kanakuri, l’atleta scomparso nel nulla alla maratona dei giochi olimpici del 1912 e che, oggi, chiude il cerchio della gara. E della vita.

Shizo Kanakuri taglia il traguardo della maratona iniziata mezzo secolo fa

L’incredibile storia di Shizo Kanakuri, l’atleta scomparso nel nulla alla maratona dei giochi olimpici del 1912 e che, oggi, chiude il cerchio della gara. E della vita.
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Shizo Kanakuri taglia il traguardo della maratona iniziata mezzo secolo fa

L’incredibile storia di Shizo Kanakuri, l’atleta scomparso nel nulla alla maratona dei giochi olimpici del 1912 e che, oggi, chiude il cerchio della gara. E della vita.
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C’è un uomo che sta correndo, ogni tanto si volta indietro per guardare se chi lo insegue lo stia raggiungendo, e intanto continua a correre. A un certo punto prende una curva, gira l’angolo… e scompare. Letteralmente. Raccontata così sembra una storia tratta da un thriller. In realtà è una storia di sport. Siamo a Stoccolma nel 1912. Sotto un sole battente e una temperatura inusuale per la capitale svedese, si sta svolgendo la maratona della quinta edizione dei Giochi olimpici. L’uomo che corre si chiama Shizo Kanakuri, è giapponese e in quel momento si trova in testa alla gara. Primatista mondiale della disciplina, è talmente forte che pur di mandarlo a gareggiare in Svezia l’Università di Tokyo si era mobilitata per raccogliere i fondi necessari. Dopo quella curva di lui però si perdono le tracce. Non avendo fatto nemmeno rientro al Villaggio che ospita gli atleti, viene dichiarato ufficialmente scomparso. Riapparirà in Giappone solo dopo parecchi mesi e prenderà parte anche ai Giochi di Anversa 1920 e di Parigi 1924, ma serviranno altri quarant’anni per conoscere la verità su quel giorno. Un giornalista riesce a farsela raccontare nel 1966 dallo stesso Shizo, che nel frattempo è diventato padre di 6 figli e nonno di 10 nipoti. In quel giorno del 1912 ha già corso per 30 chilometri senza bere, nella convinzione che sudare troppo possa danneggiare la sua prestazione. Complice il calore terribile, è però ormai al limite del collasso. Giunto nel sobborgo di Sollentuna, vede che nel giardino di una villetta si sta tenendo una festicciola in cui le persone bevono succo di frutta. Morto di sete e di fatica, non capisce più nulla. Si avvicina al giardino e accetta il succo offertogli dal padrone di casa, che lo invita anche a sedersi sul divano per riposare un attimo. Kanakuri accetta la proposta, si siede e si addormenta. Si ridesta la sera, molte ore dopo la fine della gara, con la polizia svedese che già lo sta cercando dappertutto. A quel punto sente addosso tutto il peso della vergogna e del senso di colpa per l’errore commesso. Sotto shock, senza dire nulla e senza avvisare gli organizzatori, da Sollentuna sale su un treno per Stoccolma e da lì se ne torna in Giappone. Adesso che ha finalmente rivelato la sua storia, Kanakuri viene invitato nel 1967 a festeggiare il 55esimo anniversario di quelle Olimpiadi. Riceve anche una proposta: se la sentirebbe di finire la maratona che non aveva terminato? L’ex atleta ha ormai 76 anni ma accetta: ripartendo dalla villetta nella quale si era addormentato, corre gli ultimi chilometri di una corsa cominciata oltre mezzo secolo prima. Giunge così finalmente al traguardo, addirittura con uno sprint negli ultimi 100 metri. Ha corso la maratona olimpica in 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi. Un record che, siamo certi, rimarrà per sempre imbattuto.   di Stefano Faina e Silvio Napolitano  

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