L’Olimpiade delle donne. I voti
Milano Cortina si sta rivelando l’Olimpiade delle donne. Dieci ore che finiscono nel pantheon dello sport italiano. Brignone, Lollobrigida, Fontana, in mezzo lo slittino dei record
L’Olimpiade delle donne. I voti
Milano Cortina si sta rivelando l’Olimpiade delle donne. Dieci ore che finiscono nel pantheon dello sport italiano. Brignone, Lollobrigida, Fontana, in mezzo lo slittino dei record
L’Olimpiade delle donne. I voti
Milano Cortina si sta rivelando l’Olimpiade delle donne. Dieci ore che finiscono nel pantheon dello sport italiano. Brignone, Lollobrigida, Fontana, in mezzo lo slittino dei record
Dieci ore che finiscono nel pantheon dello sport italiano. Brignone, Lollobrigida, Fontana, in mezzo lo slittino dei record.
Immagini che non escono dalla mente, sensazioni ancora sulla pelle.
L’Olimpiade in purezza; al loro meglio.
Cosa c’è di meglio?
L’oro di Federica Brignone nel SuperG, sotto gli occhi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (10) in piedi alla Pertini al Bernabéu è un magic moment (10++).
E’ il punto più alto dell’Olimpiade, senza alcun dubbio.
La nebbia, le insidie di un tracciato a lei congeniale dal punto di vista tecnico ma con sollecitazioni feroci per il suo ginocchio martoriato: nulla l’ha fermata.
E’ caduta, si è rialzata, ha vinto.
Aveva vinto con la sola partecipazione ai Giochi, con quel ginocchio pieno di placche e viti.
Ma lei ai Giochi è venuta per vincere.
Ipercompetitiva, famelica, vincente: la sua durezza mentale rimanda ai grandi dello sport, a Djokovic, a Michael Jordan, a Kobe Bryant.
Il paragone regge, eccome.
Brignone sarebbe stata un fantastico argento, se Sofia Goggia (8) fosse rimasta in piedi un’altra manciata di secondi.
Goggia stava dominando il SuperG, era la sua gara della vita, aveva osservato la prova stupenda di Federica e che quindi doveva andare più forte, sino all’estremo.
E’ una fuoriclasse, non conosce il punto di incontro tra bianco e nero, ci piace così.
Certo, poi c’è Francesca Lollobrigida (10+) che fa il bis d’oro nello speed skating, i 5000 metri dopo i 3000.
Nel suo ultimo giro, con il serbatoio delle energie in piena riserva, con il richiamo alle ultime forze con le braccia, con le gambe, con la spinta del pubblico al palazzetto, c’è la forza straordinaria di una donna che è passata attraverso il dolore, l’ha combattuto e vinto.
Un’istantanea di vita che torna utile a tutti.
Da tenere a mente.
Arianna Fontana, argento nei 500 metri nello short track, deve accontentarsi di un 10.
Sono invece 13 le sue medaglie olimpiche, eguagliando il primato di Edoardo Mangiarotti, re della scherma.
Lo riscriviamo, 13 medaglie olimpiche.
Che altro scrivere, se non che la polemica messa in piedi da Pietro Sighel (3), assai polemico anche con i giudici per la sua eliminazione di ieri in gara, la coinvolge, è una ferita mai suturata, riaprirla a distanza di anni non ha alcun senso.
Anzi, è mancato il buon senso.
Ed il tempismo.
C’è ovviamente spazio anche per lo slittino azzurro a squadre (8,5), che porta il quarto metallo al medagliere azzurro.
Una bocca di fuoco sul budello di ghiaccio di Cortina.
di Nicola Sellitti
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