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La Cina dice no ai tatuaggi per i calciatori della Nazionale

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Il governo cinese ha proibito ai giocatori della Nazionale di avere tatuaggi. Chi li ha e vuole continuare a giocare, se li dovrà necessariamente rimuovere. E se una decisione del genere venisse presa in Occidente? Non resterebbe in campo nessuno.

La Cina dice no ai tatuaggi per i calciatori della Nazionale

Il governo cinese ha proibito ai giocatori della Nazionale di avere tatuaggi. Chi li ha e vuole continuare a giocare, se li dovrà necessariamente rimuovere. E se una decisione del genere venisse presa in Occidente? Non resterebbe in campo nessuno.
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La Cina dice no ai tatuaggi per i calciatori della Nazionale

Il governo cinese ha proibito ai giocatori della Nazionale di avere tatuaggi. Chi li ha e vuole continuare a giocare, se li dovrà necessariamente rimuovere. E se una decisione del genere venisse presa in Occidente? Non resterebbe in campo nessuno.
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Mentre nel Regno Unito la priorità è combattere il razzismo con Daspo fino a 10 anni a chi insulta sui social, in Cina la minaccia numero uno, incredibilmente, sono i tatuaggi. Il governo cinese ha vietato a tutti i giocatori della Nazionale di sfoggiare tatuaggi perché contrari ai valori del Comunismo e “perché sono loro in primis a dover dare il buon esempio”. Vuoi giocare o continuare a far parte della Nazionale cinese? Via i tatuaggi! E se li hai te li devi far rimuovere tutti oppure coprirli durante partite ed allenamenti ma, in quest’ultimo caso, solo con il consenso della squadra. Il divieto è arrivato direttamente dalla China Sports Administration (l’organo di Amministrazione dello Sport del Paese) in accordo con il Ministero dello Sport cinese. D’ora in poi, quindi, dovremo abituarci anche a vedere calciatori coperti da bende, cerotti e fasce e non per via degli infortuni? Pechino da tempo combatte questa battaglia contro le tendenze “provenienti dall’Occidente”, che considera volgari. Tutto ciò per un piano mirato alla “ripresa del controllo sulla gioventù”, in netta opposizione alla decadenza morale proveniente invece dall’estero. Ma se una decisione del genere venisse presa anche in Occidente, che cosa accadrebbe? Sarebbe la fine del calcio: ci sarebbero Nazionali piene di giovani, o meglio, di “pulcini” visto che già dai 16 anni tantissimi ragazzi hanno molti tatuaggi sul corpo. I tatuaggi, ora come ora, per i calciatori sono dei simboli, non solo una moda, un “vestito” significativo che rimane sempre addosso. E l’abito – si sa – non sempre fa il monaco. I calciatori saranno pure pieni di tatuaggi ma è giusto dire che tanti di loro sono molto preparati e parlano con facilità 3-4 lingue, come per esempio Zlatan Ibrahimovic o Cesc Fabregas. I giocatori di 50 anni fa magari non avevano disegni sulla pelle e portavano i capelli corti ma, spesso, si ingarbugliavano persino con l’italiano. Giorgio Chiellini, difensore della Juventus e della Nazionale italiana, per esempio è laureato in Economia e Commercio all’Università degli Studi di Torino, con un voto finale di 109 su 100 e, sempre nello stesso ateneo, anche in Business Administration con 110 e lode. Nei vivai, già da giovanissimi, i calciatori sono sempre più seguiti non solo a livello calcistico ma anche dal punto di vista scolastico. Se proprio bisogna imporre qualcosa, in Cina sarebbe bene mettere obblighi di questo tipo. Inimmaginabile pensare all’Argentina senza Lionel Messi, all’Inghilterra senza David Beckham o alla Spagna senza Sergio Ramos e la lista dei nomi da citare sarebbe fin troppo lunga. Nella Nazionale italiana, nella finale degli Europei vinta l’11 luglio 2021 contro l’Inghilterra, degli 11 giocatori titolari, sarebbero potuti scendere in campo solamente due: Jorginho e Chiesa. Tutti gli altri hanno tatuaggi, piccoli o grandi. Nel nostro Paese i tatuaggi sono vietati alle forze armate e ci sono varie motivazioni a tal riguardo: il rigore innanzitutto. Da non confondere con quello calcistico.   di Filippo Messina

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