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La ginnastica ritmica riscrive la storia ai giochi di Tokyo2020

La squadra della ginnastica ritmica italiana, conosciuta come le Farfalle azzurre, sale sul podio a Tokyo2020. L’israeliana Linoy Hashram è oro olimpico: ciò che sta accadendo in questo sport ha però una valenza storica più importante di una medaglia.

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Le Olimpiadi di Tokyo2020 sono giunte al termine.
Un’edizione da record per l’Italia che chiude a quota 40 medaglie complessive, mai così tante nella sua storia ai Giochi Olimpici. L’ultima medaglia è un bronzo conquistato dalla squadra della ginnastica ritmica italiana, conosciuta come “le farfalle azzurre” per la leggiadria dei loro movimenti: il capitano Alessia Maurelli, Martina Centofanti, Agnese Duranti, Daniela Mogurean e Martina Santandrea. Una vittoria ancora più emozionante se si pensa all’amara delusione del 4° posto nell’edizione di Rio 2016.

Tokyo 2020: uno spartiacque per la ginnastica ritmica

Ma quello che è successo in queste Olimpiadi per la ritmica tutta, da sempre poco acclamata e avvezza a giochi di riflettori extra-sportivi, ha e avrà una portata storica.
Non solo il bronzo della squadra italiana ma anche l’orgoglio di Milena Baldassarri, campionessa italiana in carica di soli 19 anni, che ha concluso la sua gara al 6° posto nel concorso individuale All-around: mai un’italiana era arrivata così in alto. Ma soprattutto, gran finale: per la prima volta dal 1984, l’oro olimpico non va ad una ginnasta russa o dell’ex Unione Sovietica ma all’israeliana Linoy Ashram che ha scavalcato nettamente le gemelle Dina Averina, “solo” argento, e Arina Averina, addirittura quarta.

Dietro alcuni sport considerati di nicchia come quello della ginnastica ritmica ci sono storie sconosciute ai più, storie di micro-ingiustizie che sfociano addirittura in questioni sociopolitiche.

La Russia vacilla, perde colpi e, infine, denuncia

L’Est-Europa della ritmica inizia così a tremare: lì è sport nazionale.
Donne, uomini, bambini seguono la ginnastica alla stregua di una partita Italia-Francia nel bel Paese ed inenarrabili sono i divismi delle sue protagoniste. Alina Kabaeva, ex campionessa russa, è l’attuale compagna di Vladimir Putin.
Coincidenze? Difficile a dirsi.

Tokyo2020 però è stata un’edizione da record anche per questo: le catene sono state spezzate.
Il Comitato olimpico di Mosca e la Presidente della Federazione russa di Ritmica – conosciuta come la “Regina” Irina Viner-hanno già annunciato di voler sporgere addirittura denuncia contro la FIG – Federazione Internazionale di Ginnastica- perché
tutto il mondo ha visto questa ingiustizia. Adesso basta, i giudici hanno deciso di sostenere questa donna israeliana come gravo atto d’imparzialità“.

La ginnastica ritmica in Italia

In Italia, va detto, la ritmica si fa conoscere molto tardi: complice è il successo del cartone giapponese Hilary degli anni 80’, che segue le vicende di una giovane ginnasta che volteggia con nastro e cerchio, due fra i piccoli attrezzi della ritmica insieme a fune, clavette e palla. Per la prima volta la ritmica inizia ad acquisire una propria identità, staccandosi dal ruolo di branca minore della ben più nota ginnastica artistica dei “grandi attrezzi”.

Con l’arrivo di Emanuela Maccarani nel 1996 nel ruolo di CT della Nazionale, la rivoluzione: fioccano riconoscimenti e medaglie, viene stravolto tutto l’iter di allenamento e selezione delle atlete ma, soprattutto, s’inizia ad intimorire i piani alti. La ritmica italiana entra nella top 5 nonostante le continue e mal celate penalizzazioni in pedana. Il punto di forza del team italiano è la capacità di riuscire a coniugare come nessuna difficoltà tecnica e valorizzazione artistica dei movimenti.
Gli esercizi delle farfalle azzurre sono i più copiati dalle altre squadre, ma una copia è solo una copia.

La vita è una ruota che gira, dicono alcuni. Ad ascoltare certe storie pare proprio che sia così.
Ma se è vero che è di sport che stiamo parlando, della massima rappresentazione, quindi, del rispetto dell’avversario e dell’accettazione anche della sconfitta, ci auguriamo che le questioni politiche e culturali non entrino nel terreno di gara, che ci si stringa la mano anziché procedere per vie legali.

Nel frattempo, godiamoci questa meravigliosa storia italiana di sacrifici, rinunce e conquiste. Di “fare tanto e parlare poco”.
Grazie farfalle azzurre per averci fatto volare in alto tra le stelle insieme a voi.

 

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