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Le Olimpiadi dipendono da noi. Polemiche o partecipazione? Snobismo o memoria?

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Appassionarsi a un evento – siano pure le Olimpiadi – non è obbligatorio. Questo è solare, come la sconfortante tendenza di un bel pezzo di giornalismo italiano a trattare le grandi opportunità del nostro Paese con i preconcetti

Le Olimpiadi

Le Olimpiadi dipendono da noi. Polemiche o partecipazione? Snobismo o memoria?

Appassionarsi a un evento – siano pure le Olimpiadi – non è obbligatorio. Questo è solare, come la sconfortante tendenza di un bel pezzo di giornalismo italiano a trattare le grandi opportunità del nostro Paese con i preconcetti

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Le Olimpiadi dipendono da noi. Polemiche o partecipazione? Snobismo o memoria?

Appassionarsi a un evento – siano pure le Olimpiadi – non è obbligatorio. Questo è solare, come la sconfortante tendenza di un bel pezzo di giornalismo italiano a trattare le grandi opportunità del nostro Paese con i preconcetti

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Appassionarsi a un evento – siano pure le Olimpiadi – non è obbligatorio. Questo è solare, come la sconfortante tendenza di un bel pezzo di giornalismo italiano a trattare le grandi opportunità di questo benedetto Paese con il preconcetto (pronto a diventare presupposto) del denaro sperperato, dell’incapacità di programmare, della disorganizzazione ai danni del povero cittadino che avrebbe bisogno di ben altro.

Ma quali Esposizioni universali, Campionati del mondo, Olimpiadi, grandi eventi… Viva il piccolo cabotaggio, la bretella di provincia, il tunnel per evitare quattro minuti di attesa.

Un esempio: la nuova Arena di Milano

Vi facciamo un esempio: molti si sono lanciati con entusiasmo sul racconto della nuova Arena di Milano, dipinta come poco più di un cantiere a pochi giorni dalle Olimpiadi. Sono fioccati articoli e racconti social sul disastro annunciato e inevitabile, con immediata eco internazionale.

Testate statunitensi e un numero imprecisato di influencer e testimonial vari e improvvisati hanno raccontato con fare preoccupato e il sopracciglio alzato lo stato del palazzone su cui saranno impegnati i fenomeni del campionato professionistico NHL, di ritorno alle Olimpiadi dopo 12 anni di assenza.

Nelle ultime ore – ma tu guarda – i reportage preoccupati e vagamente ironici si sono tramutati nei primi sintomi di sorpresa per l’imponenza della struttura che comincia a mostrare il suo vero volto.

Altri hanno inviato i propri servizi e i propri reel Instagram e TikTok da Piazza del Duomo – che fa sempre la sua figura senza fatica – oppure dalle impareggiabili piste sulle Dolomiti, dove anche i più sciovinisti inviati Usa non hanno potuto negare l’impareggiabile paesaggio, le strutture e la cornice dei Giochi. Dopo le edizioni alquanto anonime da un punto di vista paesaggistico e delle tradizioni – vogliamo essere clementi – in Corea e in Cina, il balzo appare clamoroso.

Intendiamoci, possiamo ancora sbagliare di tutto e la bella figura potrà essere certificata solo fra un mese, quindi testa bassa e pedalare.

Olimpiadi, a Milano si è registrata la rivolta via WhatsApp dei genitori delle scuole

A Milano si è registrata la rivolta via WhatsApp dei genitori delle scuole che verranno chiuse venerdì, in occasione della giornata di inaugurazione. Con la città alle prese con un numero impressionante di delegazione di capi di Stato e di governo e misure di sicurezza da far impallidire il G7, lamentarsi di questo disguido farebbe ridere di suo.

Ciò che preoccupa e dispiace chi come noi (ci autodenunciamo) è innamorato degli ideali sportivi e olimpici in particolare, è l’incapacità di troppi papà e mamme di cogliere l’occasione. Raccontare delle storie ai propri figli, dai più piccoli ai più grandi. Provare ad accendere la fiammella della curiosità, spiegando cosa furono le Olimpiadi in quel mondo da cui tutti discendiamo e a cui tutti dobbiamo tanto.

Partecipare, vivere, osservare, imparare, ricordare. Un paese e un popolo senza memoria non vanno da nessuna parte e la memoria si addestra riconoscendo i valori.

di Fulvio Giuliani

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