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LIV Golf e l’ultima buca dei petrodollari

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Cinque miliardi di dollari bruciati per scoprire l’ovvio: la passione dei tifosi non si compra un tanto al chilo; il giocattolo LIV Golf si è rotto

LIV Golf e l’ultima buca dei petrodollari

Cinque miliardi di dollari bruciati per scoprire l’ovvio: la passione dei tifosi non si compra un tanto al chilo; il giocattolo LIV Golf si è rotto

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LIV Golf e l’ultima buca dei petrodollari

Cinque miliardi di dollari bruciati per scoprire l’ovvio: la passione dei tifosi non si compra un tanto al chilo; il giocattolo LIV Golf si è rotto

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Cinque miliardi di dollari bruciati per scoprire l’ovvio: la passione dei tifosi non si compra un tanto al chilo. Abbiamo assistito per quattro anni a un’esibizione di forza bruta finanziaria che ha scosso il mondo del golf, ma che oggi assomiglia sempre di più a un castello di sabbia davanti alla marea. Le voci che arrivano dai corridoi del potere sportivo sono chiare: il fondo sovrano saudita (PIF) sta iniziando a chiudere i rubinetti.

Non facciamoci ingannare dai comunicati stampa aziendali che parlano distagione a pieno ritmo“. Sappiamo bene che quando un amministratore delegato deve scrivere una mail per rassicurare i dipendenti sulla solidità del progetto, significa che i documenti per la liquidazione sono già sulla scrivania.

Il giocattolo LIV Golf si è rotto

Il giocattolo LIV Golf si è rotto perché è venuto meno il presupposto fondamentale: l’illimitatezza delle risorse. Il realismo della geopolitica ha infatti bussato alla porta di Riad. Tra le tensioni belliche che coinvolgono USA e Iran e un deficit di bilancio che inizia a mordere, i sauditi hanno capito che non possono finanziare ogni capriccio sportivo del pianeta (il fondo PIF è proprietario anche del Newcastle che milita in Premier League), ma devono scegliere dove mettere i soldi veri, quelli che servono per i Mondiali del 2034 o per le città del futuro. Un circuito di golf che perde miliardi ogni anno, quindi, non può più essere in cima alla lista.

Sentiti i primi presagi di maretta, si vocifera che campioni come Jon Rahm o Bryson DeChambeau – che avevano giurato fedeltà alla rivoluzione in cambio di assegni con cifre astronomiche – stiano cercando freneticamente una via d’uscita. Il ritorno nel circuito tradizionale, però, non sarà una passeggiata di salute. Il PGA Tour li aspetta al varco con multe salatissime e la richiesta di fare pubblica ammenda.

Campioni del calibro di Brooks Koepka hanno pagato decine di milioni pur di rientrare nel giro che conta

Abbiamo visto campioni del calibro di Brooks Koepka pagare decine di milioni pur di rientrare nel giro che conta. Questo ci dice tutto quello che dobbiamo sapere sulla reale competitività di una lega nata sotto l’ombrellone dei petrodollari. Vogliamo essere chiari: la competizione fa bene, ma budget pressoché illimitati e un marketing aggressivo non sostituiscono un secolo di tradizioni. Il LIV Golf ha provato a vendere un formato “giovane” e frenetico, dimenticando che il valore di un trofeo è dato da chi lo ha sollevato prima di te, non da quanti zeri ci sono sull’assegno per la partecipazione.

Staremo a vedere se il 2026 sarà davvero l’ultimo atto di questa scommessa araba. Nel caso fosse davvero così, siamo pronti a scommettere che non vedremo molte lacrime sui green.

Riusciamo però a trarre una lezione positiva da questa storia: l’arroganza di chi crede che tutto abbia un prezzo si scontra sempre, prima o poi, con il valore reale delle cose. Si possono comprare i migliori giocatori del mondo, ma non si possono obbligare le persone a guardare uno spettacolo senza anima.

di Luca Cavallini

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