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Lorenzo Finn, l’astro nascente del ciclismo italiano

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Nell’attesa della prova regina dei Mondiali di ciclismo, l’Italia ha già trovato il suo astro nascente: Lorenzo Finn

Lorenzo Finn

Lorenzo Finn, l’astro nascente del ciclismo italiano

Nell’attesa della prova regina dei Mondiali di ciclismo, l’Italia ha già trovato il suo astro nascente: Lorenzo Finn

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Lorenzo Finn, l’astro nascente del ciclismo italiano

Nell’attesa della prova regina dei Mondiali di ciclismo, l’Italia ha già trovato il suo astro nascente: Lorenzo Finn

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Nell’attesa della prova regina dei Mondiali di ciclismo di domani, l’Italia ha già trovato il suo astro nascente: Lorenzo Finn. Con quella faccia d’angelo e la pazienza che lo contraddistingue, ieri, ha vinto il campionato del Mondo under 23 sul pavé di Kigali, in Ruanda. 

Non ha nemmeno 19 anni, il più giovane del gruppo, e le dure colline ruandesi se l’è mangiate pedalata dopo pedalata. Che grande prestazione. E quanta voglia di vincere nei suoi occhi. 

È una vittoria importante che arriva dopo il grande successo dello scorso anno ai Mondiali juniores, sotto la pioggia battente di Zurigo

Di origini genovesi, mamma ligure e papà britannico, ha giocato a calcio in tenera età, il tennis come piano B. Poi il destino si fa beffa di lui e si fa male al ginocchio. Suo papà se lo porta in bicicletta e cambia tutto. Comincia a pedalare nel 2019 con la Bici Camogli, quando il ciclismo per lui è un terreno sconosciuto. Iniziano le prime gare, cresce molto, e nel giro di due anni arrivano le prime vittorie importanti. 

Ieri, sul pavé negli ultimi due chilometri, tutta l’emozione di un giovanissimo che sa quello che fa. Che si diverte. Gioca con la giusta spavalderia di un campione in erba. “Vienimi a prendere Widar!”, rivolgendosi al belga quando attacca a 32 km dal traguardo. E poi l’allungo decisivo sullo svizzero Huber a meno 2. E la pièce teatrale è servita. 

È forte a cronometro (quarto nella prova iridata), è forte in salita. Alla domanda sul passaggio al professionismo, risponde che è ancora presto. Atteggiamento giusto di un ragazzo che non vuole bruciarsi. D’altronde Tadej Pogacar è passato nel professionismo dopo due anni di dilettantismo. 

Di ieri, resta l’immagine di un giovane che si alza dai pedali e con la mano fa il segno di due, il numero dei Mondiali vinti. Finn in inglese significa pinna (tolta la “n”), come la pinna dello squalo. Suo padre è di Sheffield, la città dove Vincenzo Nibali, “Lo Squalo”, prese la maglia gialla nel 2014. Quel tour lo vinse. Segno del destino? Sicuramente questo ragazzo ci fa ben sperare per il futuro, nell’augurio che l’Italia possa ritrovare il campione che da tempo manca.

di Matteo Gibellini

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