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Nadia Battocletti incanta e insegna

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Nadia Battocletti è vita vera e vissuta. Speranza, insegnamento e monito, perché i limiti sono spesso nella nostra testa

Nadia Battocletti incanta e insegna

Nadia Battocletti è vita vera e vissuta. Speranza, insegnamento e monito, perché i limiti sono spesso nella nostra testa

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Nadia Battocletti incanta e insegna

Nadia Battocletti è vita vera e vissuta. Speranza, insegnamento e monito, perché i limiti sono spesso nella nostra testa

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Nadia Battocletti ci ha incantato. La medaglia d’argento mondiale in una gara come i 10.000, ormai considerata da anni un affare riservato alle atlete e agli atleti keniani ed etiopi ha dell’incredibile.
Non del miracoloso, perché ci dà fastidio circoscrivere nella categoria “miracolo“ quello che invece è il frutto di un lavoro certosino e coraggioso, di una forza mentale sovrumana, del sapersi affidare al lavoro di allenatori e preparatori a cominciare dal papà.

Il tutto funzionale a un talento fuori dal comune, ma che da solo non sarebbe bastato a contenere la forza debordante e il tradizionale gioco di squadra delle principali avversarie africane. Come l’anno scorso alle olimpiadi di Parigi, per un altro meraviglioso argento.

Quell’ultimo giro di ieri ai Mondiali di Tokyo è un capolavoro destinato a restare nel tempo e far vedere nelle scuole (non solo di atletica).
Possibile grazie a una preparazione e una forza di volontà da manuale. 400 metri da tramandare ai posteri, da studiare per smantellare il bias per cui intere discipline, singole specialità e gare siano ormai precluse ai bianchi (o ai neri, si pensi al nuoto) a livello mondiale.

Chi l’ha detto? Non certo Nadia Battocletti e il suo team, ma è convinzione comune che per gli atleti bianchi non ci sia più spazio nel mezzofondo.

Nadia da Cles, provincia di Trento, ha infilato una via l’altra le leggendarie “gazzelle” degli altipiani africani. Tranne una, la fuoriclasse e fuori portata primatista mondiale keniana Chebet.

In Frankenstein Junior, un indimenticabile Gene Wilder urla: “Si può fare!“ quando riesce a dare vita alla creatura. Fantasia legata a una rivisitazione del mito gotico per eccellenza.
Nadia Battocletti è vita vera e vissuta. Speranza, insegnamento e monito, perché i limiti sono spesso nella nostra testa.
Questa ragazza è una fortuna non solo per lo sport italiano, ma per l’intero Paese e in special modo i giovani che hanno ancora la forza e la volontà di sognare.

Di Fulvio Giuliani

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