Nella testa di Sinner
Non mi interessa aspettare la finale di Madrid, vorrei compiere subito un viaggio nella testa e soprattutto nel carattere di Jannik Sinner
Nella testa di Sinner
Non mi interessa aspettare la finale di Madrid, vorrei compiere subito un viaggio nella testa e soprattutto nel carattere di Jannik Sinner
Nella testa di Sinner
Non mi interessa aspettare la finale di Madrid, vorrei compiere subito un viaggio nella testa e soprattutto nel carattere di Jannik Sinner
Non mi interessa aspettare la finale di domenica 3 maggio a Madrid, vorrei compiere subito un viaggio nella testa e soprattutto nel carattere di Jannik Sinner.
Poterlo studiare, un po’ come hanno pensato di fare quei ricercatori cinesi che avrebbero voluto analizzare il fenomeno.
Perché c’è molto di più delle qualità tecniche e della mostruosa continuità di questa fase agonistica a farcelo apparire non solo un campione inarrivabile, ma un uomo navigato e rotto a ogni esperienza (a 25 anni…).
La mentalità (vincente) di Sinner
Vorrei proprio provare a capire cosa si provi stando lassù. Non mi riferisco solo al numero uno della classifica ATP e al dominio di quella parallela che porterà alle Finals di Torino in autunno.
No, perché lui è lì, mentre tutto il mondo dei tennisti – come è giusto e naturale che sia – cerca di tirarlo giù, i media sognano disperatamente un avversario da contrapporgli che non si chiami solo Carlos Alcaraz e gli stessi tifosi cominciano inconsciamente a darlo per scontato.
A dare per scontato non tanto che vada in fondo a ogni singolo torneo (già di per sé qualcosa di folle), ma di vincerli. Dire che non sia normale è meno del minimo e prima di lui era accaduto solo a quei mostri che per un ventennio abbiamo considerato dei marziani: Roger Federer, Rafa Nadal e Nole Djokovic.
Qui non si tratta di fare il conto degli Slam vinti e dei tornei portati a casa, ma di un senso di onnipotenza che stordisce. Questa non è faccenda di bacheca di trofei, è questione squisitamente mentale.
Un mistero pressoché insondabile, che appartiene in esclusiva ai grandissimi dello sport. Una schiera minima e a parte, quasi insignificante in termini numerici rispetto non solo ai professionisti in senso lato, ma agli stessi campioni.
Ecco perché vorrei farmi un giro in quella testa sotto i capelli pel di carota e provare a capire come Jannik possa svegliarsi ogni mattina con la mentalità di chi deve ripartire da zero. Senza considerare la baraonda della gloria già acquisita, dei media, dei tifosi sinceri e di quelli che non aspettano altro che un mezzo inciampo per lanciare qualche sentenza negativa.
Come si potrà mai fare tutto questo? Mistero.
di Fulvio Giuliani
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