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Il calcio malato dei procuratori

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La vicenda Osimhen è altamente istruttiva: ci ricorda perché non produciamo più campioni ed emozioni

Il calcio malato dei procuratori

La vicenda Osimhen è altamente istruttiva: ci ricorda perché non produciamo più campioni ed emozioni

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Il calcio malato dei procuratori

La vicenda Osimhen è altamente istruttiva: ci ricorda perché non produciamo più campioni ed emozioni

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Che calcio è quello in cui il Pallone d’oro africano, uno dei più forti attaccanti al mondo, finisce fuori rosa e non gioca? Sparisce dai radar, si cancella e viene cancellato. Un calcio folle, malato, in cui il “mercato” vale più del campo. Della passione. Della realtà.

La vicenda Osimhen è altamente istruttiva: ci ricorda perché non produciamo più campioni ed emozioni. Abbiamo sostituito la spontaneità naturale del calcio, con un finto approccio ‘industriale’, che nasconde solo un imbarazzante dilettantismo.

Il Napoli avrà sbagliato i suoi calcoli, il suo presidente sarà un tipo difficile, intrattabile ed egocentrico, ma nella fattispecie perché avrebbe dovuto cedere ai confusi diktat dell’immancabile procuratore? Perché avrebbe dovuto farsi prendere per la gola da arabi o inglesi, se ha la forza economica per evitarlo? Spariamo a zero con allegria su di lui, perché il personaggio si presta (diciamo così), ma di chi avrebbe dovuto fare gli interessi del calciatore e ha contribuito in modo decisivo a lasciarlo pieno di soldi, ma senza campo non diciamo nulla?

Forse perché quella categoria tutta particolare e sui generis dei giornalisti “di mercato” è molto attenta a lisciare il pelo dei procuratori. Li ha portati a uno status di “stelle” totalmente avulso della realtà, ma eccezionalmente suadente. Il procuratore non parla, pontifica. Il procuratore non è un professionista del calcio, è un vate e le sue dichiarazioni sentenze. Talvolta morali, come nel caso del procuratore di Osimhen. Pronto a dire di tutto della società che copre di denaro il suo assistito. Uno così bravo che rischia di azzoppare la carriera di uno degli attaccanti più forti al mondo.

Lasciamo pure stare le “bandiere” (ammainate per l’ultima volta con Maldini e Totti) e i sentimentalismi, ma che razza di calcio è mai quello in cui abbiamo codificato la freddezza, il menefreghismo nei confronti della piazza. Una delle cose più gravi di tutte: il predominio del procuratore sull’allenatore, del professionista dei conti sul maestro di campo e di vita. 

Poi va a finire come con Victor Osimhen, sospeso fra 5 mesi di nulla (minimo) e il cimitero degli elefanti arabo. Roba da non crederci.

di Fulvio Giuliani

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