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Chi vede nascere una stella

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Se c’è un momento che vale la Montagnetta di San Siro sono i tre Match Point annullati da Sinner ieri a Djokovic

Chi vede nascere una stella

Se c’è un momento che vale la Montagnetta di San Siro sono i tre Match Point annullati da Sinner ieri a Djokovic
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Chi vede nascere una stella

Se c’è un momento che vale la Montagnetta di San Siro sono i tre Match Point annullati da Sinner ieri a Djokovic
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A volte le stelle le vediamo nascere davanti ai nostri occhi. All’improvviso capisci che sta accadendo qualcosa di diverso, di imprevedibile. È un pomeriggio sotto Natale di tanti anni fa – correva il 1984 – su un’improbabile pistina allestita alla bell’e meglio sul “pendio” della Montagnetta di San Siro a Milano. Alberto Tomba fece capire che con lui il mondo dello sci non sarebbe mai stato più lo stesso. Bastò quel parallelo su un campetto scuola e chiunque avesse un po’ di competenza e soprattutto un po’ di cuore non poté non capire. Fine del secolo scorso, primi vagiti del nuovo millennio: un ragazzino con i capelli arruffati, un sorriso beffardo e un fisico che poche volte si era visto a cavalcioni di una motocicletta chiarì che per il mondo delle due ruote un’era stava tramontando ed una nuova si annunciava. Quella di Valentino Rossi, il Dottore. Negli ultimi 11 giorni, il tennis italiano ha raccolto più spettatori che negli ultimi 10 anni, fatta salva l’epica finale a Wimbledon di Matteo Berrettini. Se c’è un momento, però, che vale la Montagnetta di San Siro sono i tre Match Point annullati da Jannik Sinner nel pomeriggio della semifinale di Coppa Davis a Nole Djokovic. Una cosa mai vista contro il numero uno del mondo in età “matura” Non è solo una questione statistica. Anzi, per dirla tutta, l’impatto emotivo dell’impresa di Sinner non ha nulla che vedere con i numeri: è essenzialmente immateriale, è fatto di quelle sensazioni da cui siamo partiti. Il lampo del campione che promette un decennio di meraviglie o più, il fenomeno emergente che i vecchi fuoriclasse “annusano” all’istante e altrettanto istintivamente non sopportano proprio. Perché sui gradini più alti dell’Olimpo c’è posto per pochi. In genere solo per uno. Nole Djokovic, persi quei tre match point e il punto per la sua Serbia, ha chiesto di giocare il doppio anche per cercare l’immediata rivincita sul nuovo rivale (cercando lo scontro con il pubblico e di innervosire la partita). Nole è Ayrton Senna che va a catechizzare Michael Schumacher, dopo uno dei primi incroci in pista fra i due. È la storia dello sport che si ripete inesorabile e affascinante. Poetica, per noi che abbiamo visto Alberto Tomba e Valentino Rossi. Per noi che vediamo Jannik Sinner. di Fulvio Giuliani 

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