Sinner e il Tennis volano, il calcio è fermo
Nel Tennis rappresentiamo il meglio e non ci riferiamo solo al fenomeno più o meno irripetibile di Jannik Sinner
Sinner e il Tennis volano, il calcio è fermo
Nel Tennis rappresentiamo il meglio e non ci riferiamo solo al fenomeno più o meno irripetibile di Jannik Sinner
Sinner e il Tennis volano, il calcio è fermo
Nel Tennis rappresentiamo il meglio e non ci riferiamo solo al fenomeno più o meno irripetibile di Jannik Sinner
Ieri pomeriggio, subito dopo le 17, è cominciata una grandissima giornata per l’Italia agli US Open di tennis, con il derby al terzo turno fra Musetti e Cobolli e a seguire l’impegno di Jannik Sinner.
La cronaca ci ha raccontato della vittoria per ritiro di Lorenzo su Flavio e la grande rimonta del
N.1 al mondo sul tosto Shapovalov in una tosta partita, ma il punto che vogliamo sottolineare non è questo.
Piuttosto l’abisso qualitativo con lo spettacolo che poteva contrapporre più o meno nelle stesse ore il nostro sport nazionale, il calcio.
Una Serie A – senza gettare la croce addosso alle squadre coinvolte – priva di partite di fascino e con un tasso spettacolare e qualitativo onestamente troppo spesso da periferia dell’impero.
Tutto ciò scritto da chi resta un amante del pallone, del campionato e delle sue emozioni, come chi la pazienza di leggere queste righe quotidiane sa molto bene.
Eppure, proprio quell’amore e quella passione ci impongono di essere onesti e severi: nel Tennis rappresentiamo il meglio e non ci riferiamo solo al fenomeno più o meno irripetibile di Jannik Sinner, ma a un movimento che non smette di stupirci.
Nel calcio, la povertà di talenti appare ormai endemica e soprattutto non si vede all’orizzonte una reale capacità di intervento, tale da invertire un trend che è difficilissimo da digerire per chi è cresciuto all’ombra di sua maestà il calcio.
Forse è il caso di rileggere le parole dure e oneste di un monumento nazionale come Dino Zoff: “Ormai, in Italia, è molto più facile organizzare una partita a tennis che una a pallone. Un po’ perché i ragazzini non li mandiamo più a giocare in strada, un po’ perché di bambini e di ragazzini semplicemente non ce ne sono più“.
Si potrebbe obiettare che la scarsità di bambini dovrebbe influire anche sulla capacità del tennis o della pallavolo di coltivare talenti. Eppure, se si leggono fra le righe le parole di un uomo di sport straordinario come il capitano dei campioni dell’82 e si lascia scorrere lo sguardo su come si crei oggi una scuola sportiva vincente, la verità è che il calcio sta perdendo terreno a vista d’occhio nella sfida quotidiana per i pochi talenti a disposizione.
Ed è un effetto volano devastante per il nostro pallone: il tennis ha Sinner e un nidiata di campioni, il volley maschile e femminile è ai vertici mondiali – giusto per fare due esempi clamorosi – e i ragazzi sognano con i campioni e i vincenti, non con i mediocri e i comprimari. È sempre stato così.
Noi sognavamo di essere Paolo Rossi, Bruno Conti o Dino Zoff, chi è venuto dopo Totti, Maldini e Del Piero. Adesso?
Se è vero che si parte dai piccoli traguardi quando si deve ricostruire, speriamo con tutte le forze che la nostra Nazionale – ora affidata a Rino Gattuso – tanto per cominciare faccia bene negli impegni di settembre. Sembra nulla, ma se manchiamo un altro Mondiale… buonanotte
di Fulvio Giuliani
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