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Una vita da Oscar

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Addio alla leggenda del basket Oscar Schmidt, scomparso ieri all’età di 68 anni per un tumore al cervello di cui era ammalato da tempo

Una vita da Oscar

Addio alla leggenda del basket Oscar Schmidt, scomparso ieri all’età di 68 anni per un tumore al cervello di cui era ammalato da tempo

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Una vita da Oscar

Addio alla leggenda del basket Oscar Schmidt, scomparso ieri all’età di 68 anni per un tumore al cervello di cui era ammalato da tempo

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Per noi vecchi appassionati di basket, la scomparsa di Oscar è una pugnalata. È un pezzo di vita che se ne va, di ricordi indelebili, di mille pomeriggi e serate trascorsi ad ammirare uno dei più fenomenali tiratori che si siano mai visti su un parquet.

Non solo questo: Oscar Schmidt, scomparso ieri all’età di appena 68 anni per un tumore al cervello di cui era malato da tempo, planò in quella che era l’assoluta periferia del basket e non solo, Caserta.

Lo fece nei rutilanti anni ‘80, quando il basket in Italia era una cosa maledettamente seria e l’Olimpia Milano si autofregiava del titolo di 24ª squadra dell’NBA. Non era vero, ma era bello scriverlo, perché sembrava che l’Italia non potesse avere limiti in Europa.

A Caserta si pensava in grande, come mai al Sud, grazie al leggendario presidente Giovanni Maggiò che costruì l’omonimo palazzo dello sport in tre mesi. Il suo profeta fu questo brasiliano dalla faccia un po’ così. Attaccante mortifero, uomo squadra, grandissimo atleta, superstar della porta accanto.
Stagioni indimenticabili, sfide favolose, una crescita continua che per raggiungere l’apice di un incredibile scudetto (1991) dovette però sacrificare proprio lui. Una delle tante, incredibili e crudeli storie dello sport.

Siamo sicuri gli sia sempre mancato da matti non aver partecipato a quella stagione irripetibile, ma Franco Marcelletti ne sapeva più di tutti e aveva bisogno di un impianto diverso per raggiungere l’obiettivo che sembrava una chimera a sud di Roma.
Nelle immagini sbiadite di Gentile, Esposito, Dell’Agnello e Shackleford (mancato anche lui 9 anni fa) che trionfano a Milano, Oscar non c’è, ma senza Oscar non sarebbe mai accaduto nulla.

Senza di lui – soprattutto – ci saremmo divertiti immensamente meno. Con quel tiro, quel nome secco che prometteva grandissime cose.
Senza di lui, vince la nostalgia del tempo che fu e di un basket mai più visto in Italia. Che la terra ti sia lieve, Oscar.

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