WrestleMania 42 Night 2, intensità e spettacolo: il wrestling mette l’abito da sera
Se la Night 1 aveva il compito di rompere il ghiaccio, riaccendere WrestleMania 42, la Night 2 era chiamata a fare un passo in più – ATTENZIONE SPOILER
WrestleMania 42 Night 2, intensità e spettacolo: il wrestling mette l’abito da sera
Se la Night 1 aveva il compito di rompere il ghiaccio, riaccendere WrestleMania 42, la Night 2 era chiamata a fare un passo in più – ATTENZIONE SPOILER
WrestleMania 42 Night 2, intensità e spettacolo: il wrestling mette l’abito da sera
Se la Night 1 aveva il compito di rompere il ghiaccio, riaccendere WrestleMania 42, la Night 2 era chiamata a fare un passo in più – ATTENZIONE SPOILER
Se la Night 1 aveva il compito di rompere il ghiaccio, riaccendere WrestleMania 42 e rimettere in moto uno show arrivato a Las Vegas dopo una Road to WrestleMania parecchio discussa, la Night 2 era chiamata a fare un passo in più: alzare il livello, trovare più continuità e dare al weekend il suo vero picco emotivo. E in buona parte ci è riuscita, perché la seconda serata ha offerto match più centrati, una posta in gioco più nitida e soprattutto un main event che, per intensità e costruzione narrativa, è sembrato davvero il cuore dell’intera edizione.
I risultati, intanto, raccontano bene il peso della serata: Oba Femi ha battuto Brock Lesnar, Penta ha mantenuto l’Intercontinental Championship in un six-man ladder match, Trick Williams ha conquistato lo United States Championship contro Sami Zayn, Demon Finn Bálor ha superato Dominik Mysterio, Rhea Ripley ha battuto Jade Cargill per il titolo femminile e, nel main event, Roman Reigns ha sconfitto CM Punk tornando World Heavyweight Champion.
La serata è partita subito con un momento che sa già di passaggio di consegne. Oba Femi contro Brock Lesnar è stato un match veloce, secco, ma proprio per questo fortissimo nel suo impatto. Oba Femi, oggi, sembra davvero una delle scommesse più evidenti sul futuro della WWE: presenza, credibilità, fisicità, aura. E questa vittoria gli ha regalato il suo primo vero WrestleMania moment, non tanto per la durata del match quanto per il significato. Dall’altra parte, il gesto di Lesnar, che ha lasciato guanti e stivali sul ring, ha dato alla scena il sapore di una chiusura d’epoca: se sarà davvero il suo addio, WrestleMania 42 verrà ricordata anche come la notte in cui si è chiuso un capitolo enorme della storia recente WWE.
Giusta la vittoria di Trick Williams, che si prende lo United States Championship e continua a consolidare la sua crescita dentro il roster WWE. Il successo contro Sami Zayn non è solo un risultato importante, ma anche un segnale preciso sulla fiducia che la compagnia sta riponendo in lui. Trick ha ormai presenza, carisma e una connessione con il pubblico che lo rendono uno dei profili più interessanti di questa fase: non è ancora al livello dei nomi più pesanti della card, ma la sensazione è che il percorso sia ormai tracciato.
Tra i momenti più spettacolari della card c’è stato senza dubbio il ladder match per l’Intercontinental Championship, con Penta chiamato a difendere il titolo contro Je’Von Evans, Dragon Lee, JD McDonagh, Rusev e Rey Mysterio. Ed è stato esattamente quello che doveva essere: un match folle nel senso giusto, ricco di ritmo, rischio, caos controllato e spot da WrestleMania. Semplicemente spettacolare. Uno di quegli incontri che non hanno bisogno di troppe spiegazioni perché parlano da soli con il linguaggio del corpo, della velocità e dell’impatto.
Molto interessante anche il match per il titolo femminile, con Rhea Ripley che ha sconfitto Jade Cargill. La vittoria di Rhea appare giusta, quasi naturale, anche per il tipo di centralità che continua ad avere nella divisione. Jade chiude così un regno lungo ma non sempre memorabile sul piano delle difese e della continuità, e adesso la vera curiosità è capire che direzione prenderà il personaggio dopo questa sconfitta. Per Rhea, invece, è l’ennesima conferma di uno status ormai pienamente consolidato.
Anche Demon Finn Bálor contro Dominik Mysterio ha lasciato ottime sensazioni. È stato un grande match, magari un po’ lento in alcuni frangenti, ma costruito con intelligenza e con un finale giusto, coerente con il tono della rivalità e con il peso scenico del Demon. Non è stato l’incontro più esplosivo della notte, però ha avuto spessore, atmosfera e il merito di far respirare la card con un wrestling più narrativo e meno solo orientato all’effetto.
E poi c’è il main event: monumentale. Roman Reigns contro CM Punk è sembrato, senza troppi giri di parole, il vero main event delle due sere. Non solo per i nomi coinvolti, ma per l’intensità, per il carico emotivo, per il modo in cui il pubblico è rimasto dentro il match dall’inizio alla fine. L’Allegiant Stadium era caldissimo, e si sentiva che lì c’era davvero qualcosa in più rispetto al resto del weekend: storia, tensione, orgoglio, legittimità, tutto insieme. Reigns e Punk hanno lavorato proprio su questo, mettendo in piedi una battaglia che non viveva solo di mosse ma di peso specifico, di facce, di tempi, di silenzi e di reazioni.
La vittoria di Roman Reigns, che torna campione del mondo, chiude la seconda notte con un’immagine fortissima e restituisce alla WWE uno dei suoi volti più centrali proprio nel momento più importante. Ed è anche questo che rende Night 2 superiore alla prima: la sensazione che i match davvero decisivi abbiano avuto il tempo, il contesto e l’atmosfera per sembrare tali. Se la Night 1 aveva acceso i motori, la Night 2 ha trovato la corsa giusta.
Alla fine, WrestleMania 42 si ricorderà probabilmente così: una prima sera utile a scaldare il pubblico e a rimettere il brand al centro della conversazione, e una seconda molto più compatta, ricca e centrata. Con Oba Femi proiettato nel futuro, Lesnar forse al passo d’addio, un ladder match spettacolare, Rhea Ripley di nuovo in vetta e un Roman Reigns vs CM Punk che si prende il titolo di match più importante dell’intero weekend. Se serviva un finale forte, la Night 2 l’ha consegnato.
di Federico Arduini
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