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Askatasuna, scontri a Torino

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il problema di Askatasuna è sempre stato anche un problema di sicurezza, a partire dai cortei No Tav fino alle manifestazioni proprio per le strade di Torino finite esattamente come quella di oggi

Askatasuna, scontri a Torino

il problema di Askatasuna è sempre stato anche un problema di sicurezza, a partire dai cortei No Tav fino alle manifestazioni proprio per le strade di Torino finite esattamente come quella di oggi

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Askatasuna, scontri a Torino

il problema di Askatasuna è sempre stato anche un problema di sicurezza, a partire dai cortei No Tav fino alle manifestazioni proprio per le strade di Torino finite esattamente come quella di oggi

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L’avevamo scritto poche ore fa e come purtroppo era prevedibile è quello che è successo. Che il corteo annunciato per le strade di Torino dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna si è trasformato in un pomeriggio di guerriglia urbana. L’ennesimo in realtà nella storia di questa città è l’ennesimo, quando si tocca quello che è il centro sociale considerato più vicino alle frange più violente. Certo, all’inizio del corteo c’erano le famiglie con i bambini per strada ma poi, quando i manifestanti hanno cercato di dirigersi verso quella che per anni è stata la sede del centro sociale, sono spuntati i passamontagna, i volti coperti. E la guerriglia, i cassonetti bruciati, i fuochi d’artificio e i petardi. E le cariche di alleggerimento della polizia.

Una storia che si ripete, in realtà, che forse neanche più sorprende eppure si era parlato di un corteo pacifico. La verità è che non sono mai, pacifici questi cortei. La verità è che il problema di Askatasuna è sempre stato anche un problema di sicurezza, a partire dai cortei No Tav fino alle manifestazioni proprio per le strade di Torino finite esattamente come quella di oggi. Diciotto esponenti di Askatasuna sono già stati condannati in quello che è stato un vero e proprio “maxi processo”, dove era stata ipotizzata anche l’associazione a delinquere (accusa caduta perché il fatto non sussiste). E alcuni mesi fa altri esponenti sempre dello stesso centro sociale erano stati arrestati per aver assaltato un commissariato di polizia durante le manifestazioni per la morte di Ramy Elgaml.

Ma al di là del passato, di una storia che non si può certo negare, anche il corteo di oggi dimostra che scendere pacificamente in piazza non è un’opzione. E i militanti hanno già annunciato nuove manifestazioni per le prossime settimane.

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