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Carceri, morire dietro le sbarre

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Nelle 190 carceri italiane la gente continua a morire togliendosi la vita oppure per colpa di incidenti, per omicidi, per cause naturali o non ancora accertate. E sono in tanti, troppi. Lo dimostra la relazione annuale del Garante nazionale dei detenuti

Carceri, morire dietro le sbarre

Nelle 190 carceri italiane la gente continua a morire togliendosi la vita oppure per colpa di incidenti, per omicidi, per cause naturali o non ancora accertate. E sono in tanti, troppi. Lo dimostra la relazione annuale del Garante nazionale dei detenuti

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Carceri, morire dietro le sbarre

Nelle 190 carceri italiane la gente continua a morire togliendosi la vita oppure per colpa di incidenti, per omicidi, per cause naturali o non ancora accertate. E sono in tanti, troppi. Lo dimostra la relazione annuale del Garante nazionale dei detenuti

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Giusto qualche mese fa sembrava che gli italiani – o quantomeno la versione che ne ricaviamo dallo specchio deformato dei media – fossero stati improvvisamente risvegliati da un afflato di coscienza e sensibilità umana. Tutti lì a far la faccia compunta di fronte ai numeri dei suicidi nelle carceri, sempre più numerosi e intollerabili. C’è stato un momento (qualche giorno, non di più) in cui se ne parlava talmente tanto che persino certa politica ne approfittò per salire sul carro del tema del giorno e raccattare consensi. Poi – come sempre, del resto – bastò un niente perché dalle prime pagine e dai titoli di testa la tragedia senza pari in atto al di là di quelle sbarre sparisse: la politica guardò altrove e il problema tornò mestamente nella semiclandestinità.

Intanto però nei 190 istituti penitenziari italiani la gente ha continuato a morire. Togliendosi la vita oppure per colpa di incidenti, per omicidi, per cause naturali o non ancora accertate. E sono in tanti, troppi. Se non ci fosse la relazione annuale del Garante nazionale dei detenuti (la cui chilometrica denominazione ufficiale sarebbe “Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale”), di questo aspetto che evoca dolore e solitudine, paura e amarezza sapremmo pochissimo o nulla.

Il 2025 ha visto registrare un totale di 254 decessi in carcere. I numeri

Il 2025 ha visto registrare un totale di 254 decessi nelle carceri, in aumento rispetto all’anno precedente quando ci si era fermati a quota 246. E comunque il numero – precisa il Garante – va necessariamente letto alla luce della presenza media di detenuti, che nel giro di cinque anni è aumentata del 16,9% (da 53.758 unità a 62.841). Un elemento indispensabile per contestualizzare l’evoluzione del numero di decessi e valutarne l’impatto sulla popolazione ristretta. Questo per dire che la percentuale di morti complessivi rispetto al totale dei detenuti rimane invariata allo 0,4%.

Ma siccome chi è in cella non è un numero e dietro quelle morti ci sono uomini e donne in carne e ossa, anche uno soltanto di loro che si toglie la vita o se ne va per una qualunque delle altre cause di cui sopra, è per certi versi una sconfitta per lo Stato e per noi tutti. I numeri però servono a capire meglio. Scopriamo per esempio che la fetta più alta di decessi nei penitenziari è composta da quelli avvenuti per cause naturali: poco meno della metà del totale, in leggero calo.

I suicidi nelle carceri italiane

Ci sono poi i suicidi: anch’essi in diminuzione rispetto ai dodici mesi precedenti (da 84 a 76), rappresentano pur sempre quasi il 30% del totale. Sulle 50 morti per cause da accertare (circa il 20%) c’è da fare un discorso a parte: sono diventate da un anno all’altro più del triplo. In questa categoria vengono fatti rientrare i casi per cui non è ancora stata appurata definitivamente la causa del decesso, quelli per cui servono ancora approfondimenti medico-legali e quelli per i quali pendono ancora indagini giudiziarie. Il dato non è dunque strettamente attendibile, ma solo perché suscettibile di variazioni in corsa che potrebbero far aumentare o diminuire ciascuna delle altre categorie.

Torniamo ai suicidi. Nel 2025 sono stati quasi tutti uomini (70 su 76). Ma l’impatto sulla popolazione carceraria è nettamente più forte fra le donne: 6 casi sulle 2.754 detenute al 31 dicembre dello scorso anno equivalgono infatti a un’incidenza del 2,18%, quasi doppia rispetto a quella dei maschi. Un ragionamento simile vale per la distinzione fra gli italiani e gli stranieri: in numeri reali sono stati di più i primi (41 contro 35), ma dal punto di vista dell’incidenza i secondi sono stati quasi il doppio (1,74% contro lo 0,95%).

L’età media di chi si è tolto la vita è stata di 41 anni, ma in 5 casi i detenuti avevano fra i 21 e i 24 anni. E un detenuto su tre era in attesa di primo giudizio. Cioè ancora innocente.

di Valentino Maimone

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