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Cinturrino: si aggrava la posizione del poliziotto di Rogoredo

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Cinturrino, secondo l’ipotesi della procura, in sostanza cercava di imporre la “sua” legge fra Rogoredo e Corvetto

Cinturrino: si aggrava la posizione del poliziotto di Rogoredo

Cinturrino, secondo l’ipotesi della procura, in sostanza cercava di imporre la “sua” legge fra Rogoredo e Corvetto

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Cinturrino: si aggrava la posizione del poliziotto di Rogoredo

Cinturrino, secondo l’ipotesi della procura, in sostanza cercava di imporre la “sua” legge fra Rogoredo e Corvetto

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“Dì a Zack che se lo becco lo ammazzo”. “O ti arresto o ti ammazzo”. Sono le parole che sarebbero state pronunciate da Carmelo Cinturrino, il poliziotto arrestato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri a Rogoredo a gennaio. Parole che aggravano la posizione dell’agente, per cui si arriva a ipotizzare persino l’omicidio premeditato.

Cinturino, secondo l’ipotesi della procura, in sostanza cercava di imporre la “sua” legge fra Rogoredo e Corvetto. Una legge che però era ben lontana da quella che, indossando la divisa, avrebbe dovuto far rispettare. Una legge fatta di minacce, di pestaggi, di martellate a pusher e spacciatori. Una legge fatta di terrore. Cinturrino sarebbe stato ossessionato proprio da Mansouri, che lo ricordiamo faceva parte di una famiglia che da sempre gestisce lo spaccio in queste zone.

Tanto che l’accusa, già gravissima, di omicidio volontario, potrebbe addirittura diventare quella di omicidio premeditato. Ma tra le ipotesi di accusa ci sono anche arresto illegale, spaccio, calunnia, depistaggio, percosse, estorsione, rapina, falso ideologico. In tutto quasi una trentina di capi d’accusa. Perché l’omicidio di Zack sarebbe stato solo l’epilogo, la punta dell’iceberg di un vero e proprio sistema che Cinturino da anni imponeva per le vie di questi quartieri difficili di Milano.

Un sistema che in qualche modo avrebbe visto coinvolti, anche solo perché avrebbero scelto di chiudere un occhio, anche i suoi colleghi. Sono saliti a sette i poliziotti del commissariato indagati, oltre a lui. Anche per loro le accuse si aggravano, ora si parla di arresto illegale, calunnia, concussione, spaccio e falso e anche di sequestro di persona perché in particolare in una occasione avrebbero fermato uno spacciatore per poi rinchiuderlo nelle stanze del commissariato e picchiarlo.

Un quadro insomma molto grave, e che di fatto avrebbe coinvolto la gran parte degli agenti lì in servizio. Una brutta storia, lo abbiamo già ripetuto, che rischia di danneggiare pesantemente l’immagine della polizia e bene sta facendo chi indaga a procedere spedito, a non tralasciare nulla, a cercare anche negli angoli più bui di quello che – oltre l’omicidio – appare ora come un vero e proprio sistema parallelo imposto come legge da chi invece la legge doveva farla rispettare. Davanti al Riesame, in un’udienza per la richiesta di scarcerazione durata due ore, Cinturrino ha ribadito ancora una volta che ha “sparato per paura” e “non voleva uccidere”, che è “molto provato” per la perdita di una “vita umana”, ma che è stata “una tragica fatalità”.

Di Annalisa Grandi

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