Come sono morti gli italiani alle Maldive? Per i sub finlandesi nessun effetto risucchio nella grotta ma un’illusione ottica: “Imboccato un tunnel cieco, il panico, l’ossigeno che finisce”
La verità la si avrà solo quando verranno analizzate le telecamere GoPro in dotazione al team ma per i sub finlandesi il quadro pare già chiaro: “Il tunnel che porta all’uscita sembra chiuso per via della sabbia che si solleva, a fianco un altro ma è un vicolo cieco”. Le bombole comunque insufficienti per l’intera tratta
Come sono morti gli italiani alle Maldive? Per i sub finlandesi nessun effetto risucchio nella grotta ma un’illusione ottica: “Imboccato un tunnel cieco, il panico, l’ossigeno che finisce”
La verità la si avrà solo quando verranno analizzate le telecamere GoPro in dotazione al team ma per i sub finlandesi il quadro pare già chiaro: “Il tunnel che porta all’uscita sembra chiuso per via della sabbia che si solleva, a fianco un altro ma è un vicolo cieco”. Le bombole comunque insufficienti per l’intera tratta
Come sono morti gli italiani alle Maldive? Per i sub finlandesi nessun effetto risucchio nella grotta ma un’illusione ottica: “Imboccato un tunnel cieco, il panico, l’ossigeno che finisce”
La verità la si avrà solo quando verranno analizzate le telecamere GoPro in dotazione al team ma per i sub finlandesi il quadro pare già chiaro: “Il tunnel che porta all’uscita sembra chiuso per via della sabbia che si solleva, a fianco un altro ma è un vicolo cieco”. Le bombole comunque insufficienti per l’intera tratta
Comincia a farsi più chiaro con il passare delle ore, lo scenario che può aver portato alla morte i nostri connazionali nella Grotta degli Squali alle Maldive. Fondamentale è stato il contributo dei tre sub finlandesi specializzati in immersioni all’interno delle grotte e che nei giorni scorsi hanno recuperato i corpi di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino, i quattro italiani rimasti intrappolati a oltre 60 metri di profondità nelle acque delle Maldive; si sono immersi negli abissi già quattro volte, aggiungendo ogni volta qualche tessera a questo puzzle fatto di mistero e strane coincidenze. Resta ancora inspiegabile per esempio come mai la professoressa Montefalcone indossasse una tutina da sub con pantaloncini corti assolutamente inadatta per effettuare esplorazioni tanto in profondità. Un dettaglio che sorprende dato che la donna era una sub esperta e attenta; eppure appare ormai certo che il gruppo, in quella grotta, ci sia entrato scientemente e non ci sia stato nessun effetto risucchio come paventato in qualche prima ipotesi. Fondamentale sarà l’analisi delle telecamere GoPro indossate durante l’esplorazione, le uniche che potranno dirci con assoluta certezza come siano andate le cose. Decisive saranno le autopsie previste la prossima settimana e gli accertamenti sull’attrezzatura recuperata, compresi i computer subacquei e i telefoni cellulari. Verranno ascoltati anche i responsabili del dipartimento dell’Università di Genova in cui insegnava la professoressa Montefalcone. DI questo si occuperà la Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, a cercare di fare luce sull’accaduto. Intanto è stato reso noto che le salme rientreranno domani in Italia.
Nella giornata di ieri i sommozzatori hanno ripulito la grotta da ogni traccia lasciata dalle immersioni e si sono detti disponibili a realizzare una mappa dettagliata del sito, nel tentativo di evitare tragedie simili a quella costata la vita ai cinque sub della Duke of York, la safari boat attualmente sequestrata nel porto di Malé.
“Nessun effetto risucchio, solo una lieve corrente in un punto circoscritto”
Il team finlandese ha inoltre effettuato riprese video su richiesta della polizia maldiviana, consegnando tutto il materiale agli investigatori. Secondo quanto emerso, i cinque sub sarebbero entrati volontariamente nella cavità, il cui accesso è ampio e facilmente individuabile. Esclusa l’ipotesi che siano stati trascinati all’interno dalla corrente. Il soccorritore Sami Paakkarinen ha spiegato che nella grotta è presente soltanto una lieve corrente di marea, insufficiente a risucchiare i subacquei.
Sono entrati nella prima grotta, poi un tunnel di 30 mt a “esse”, quindi un’altra cavità
Il gruppo avrebbe attraversato una prima camera molto grande, per poi imboccare un corridoio lungo circa 30 metri. Secondo i racconti di chi conosce quel passaggio, il tunnel non segue un percorso lineare: forma una sorta di “esse” e conduce a una seconda camera più profonda. Una volta arrivati lì, i sub avrebbero tentato di tornare indietro.
Sono stati ingannati da un’illusione ottica. La sabbia si deposita e l’imbocco per il ritorno sembra chiuso
È durante il ritorno che si sarebbero disorientati. I soccorritori riferiscono infatti che l’uscita, da percorrere a ritroso, non è facilmente visibile. Le correnti spostano la sabbia sul fondale accumulandola proprio nel punto in cui il corridoio risale, creando un effetto ottico ingannevole: l’imbocco corretto sembra così chiuso.
Accanto a quel passaggio si apre però un secondo tunnel, facilmente accessibile e apparentemente libero da ostacoli o sedimenti. In realtà si tratta di un cunicolo cieco. È proprio lì che lunedì sono stati trovati i corpi di quattro dei sub. Nessuno risultava incastrato o ferito: semplicemente, sarebbe terminata l’aria nelle bombole.
Il capobarca Bendetti forse aveva trovato l’uscita ma non ha fatto in tempo a risalire
Il corpo del capobarca Gianluca Benedetti era stato invece individuato già giovedì, vicino all’uscita del corridoio verso la prima camera. Resta da capire se stesse aspettando gli altri o se fosse riuscito a individuare la via corretta senza essere seguito.
Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda proprio l’equipaggiamento utilizzato durante l’immersione. È probabile che i sub avessero con sé le torce in dotazione sulla Duke of York, ma non il cosiddetto “Filo d’Arianna”, la cima guida utilizzata nelle immersioni in grotta per ritrovare l’uscita.
I soccorritori finlandesi hanno rinvenuto alcuni spezzoni di sagole e cime, ma si ritiene che siano stati lasciati successivamente dai sommozzatori maldiviani intervenuti nelle prime fasi dei soccorsi, interrotti dopo la morte di uno di loro.
Il mistero delle bombole inadatte a un escursione simile
A bordo dell’imbarcazione, come confermato dall’avvocata Orietta Stella, legale della società Albatros Top Boat, erano presenti soltanto bombole ad aria da immersione ricreativa, da 11 o 13 litri. Mancavano invece le miscele Trimix, utilizzate per immersioni oltre i 60 metri perché riducono gli effetti della narcosi da profondità grazie alla presenza di elio insieme a ossigeno e azoto.
Con normali bombole ad aria, spiegano gli esperti, il tempo di permanenza a quelle profondità è estremamente limitato: pochi minuti, non più di dieci.
Probabile avessero dato per scontato che le bombole in dotazione fossero quelle adatte per immersioni di tale portata.
Non c’erano i permessi i brevetti erano inadeguti per quelle profondità
La professoressa Montefalcone disponeva di un’autorizzazione per svolgere ricerche scientifiche fino a una profondità massima di 50 metri. Nella lista ufficiale dei ricercatori autorizzati, però, non comparivano né il nome della figlia Giorgia né quello del capobarca Benedetti.
L’Università di Genova ha inoltre precisato che l’immersione nella grotta non rientrava nel programma di ricerca autorizzato. Secondo l’avvocata Stella, infine, nessuno dei cinque sub possedeva brevetti specifici per immersioni speleosubacquee. Cosa li ha spinti a scendere così in profondità e a entrare nella grotta? Se lo chiedono soprattutto i parenti delle vittime, della professoressa Montefalcone in particolare che la descrivono come attenta, iper scrupolosa che mai avrebbe messo in pericolo la vita della figlia.
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- Tag: Maldive
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