Contestato Calenda a Ca’ Foscari: la violenza verbale e la P38
Dopo l’ex onorevole del Partito democratico Emanuele Fiano, è toccato al leader di Azione Carlo Calenda essere pesantemente contestato dai soliti gruppi di antagonisti
Contestato Calenda a Ca’ Foscari: la violenza verbale e la P38
Dopo l’ex onorevole del Partito democratico Emanuele Fiano, è toccato al leader di Azione Carlo Calenda essere pesantemente contestato dai soliti gruppi di antagonisti
Contestato Calenda a Ca’ Foscari: la violenza verbale e la P38
Dopo l’ex onorevole del Partito democratico Emanuele Fiano, è toccato al leader di Azione Carlo Calenda essere pesantemente contestato dai soliti gruppi di antagonisti
Chi scrive non può essere neanche lontanamente sospettato o tacciato di essere “prono” alle posizioni trumpiane, favorevole o acritico sulla guerra in Iran e cose del genere. Come silente sulle stragi degli ayatollah.
Da 10 giorni, da quando Stati Uniti d’America e Israele stanno martellando la teocrazia, continuiamo a ripetere quanto appaia un rischio tutt’altro che calcolato imbarcarsi in una guerra di cui non sia chiaro l’obiettivo finale. Non modellata su una strategia riconoscibile, per quanto complessa e discutibile come qualsiasi progetto politico o militare.
Eppure, ci corre qualcosa in più che un brivido lungo la schiena quando assistiamo a sceneggiate come quella (ripetuta) di ieri all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dopo l’ex onorevole del Partito democratico Emanuele Fiano, è toccato al leader di Azione Carlo Calenda essere pesantemente contestato dai soliti gruppi di antagonisti.
Gente che fatica a connettersi alla realtà, alla storia e anche alla cronaca, ma non ha evidentemente alcun problema a scimmiottare gesti come quello della P38 che ci riportano indietro di decenni, a momenti profondamente bui della nostra Repubblica.
Ragazzotti imbevuti di un ideologismo da accatto, pronti a invocare la fine di ogni guerra. Mimando la pistola.
Comportandosi in modo violento e intransigente con chi semplicemente la pensa in modo diverso e voleva parlare. Parlare.
Non si venga a dire che sono quattro gatti o sempre gli stessi. Per essere più precisi, saranno pure quattro gatti e di sicuro sempre gli stessi, ma c’è tutto un mondo che si nutre delle Francesca Albanese e compagnia cantante.
Pronto a etichettare, bollare, condannare senza appello. Eleggendosi a pubblico ministero e giudice. La difesa è esclusa alla radice, come ovvio.
Siamo francamente stufi di queste scene, di questo continuo accarezzare il linguaggio e la gestualità della violenza come se niente fosse. In una fase storica così delicata, complessa e indecifrabile comportamenti del genere sono estremamente gravi.
Come l’estrema ritrosia a una condanna “senza se e senza ma” da parte di quel composito mondo di sinistra che crede veramente di poter risolvere tutto da qui alle prossime politiche – geopolitica compresa – ammucchiando qualsiasi cosa, qualsiasi idea, qualsiasi progetto politico pur di battere Giorgia Meloni. Bel progetto.
Di Fulvio Giuliani
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