Crans-Montana: un video del 2019 dimostra che il locale era al corrente del pericolo – IL VIDEO
Dall’ampliamento della veranda alla porta d’ingresso non a norma, nuove rivelazioni dall’inchiesta RTS. Il sindaco di Crans-Montana: “Non ci siamo accorti della carenza dei controlli”
In un video del 2019, reso pubblico da RTS (Radio Televisione Svizzera), si vede una ragazza che festeggia il Capodanno al Constellation. Era la notte di San Silvestro, sei anni prima della strage. Durante la serata, un cameriere si avvicina al tavolo con bottiglie e candele pirotecniche, ma nelle immagini si sente chiaramente un membro dello staff dire: “Faites gaffe à la mousse” (“Attenzione alla schiuma”). Un dettaglio che, secondo l’inchiesta, dimostrerebbe come il rischio legato alla schiuma presente nei pannelli fonoassorbenti fosse noto già da tempo. La testimone ha raccontato alla televisione svizzera: “Ricordo che eravamo molto vicini al soffitto ed è anche per questo che il cameriere ha detto: “Attenzione alla schiuma, attenzione alla schiuma”. Credo che lui, da adulto, si rendesse conto che potesse esserci un rischio”.
Nella serata di Capodanno, la discoteca abusiva – che secondo quanto emerso aveva difficoltà nel pagamento dell’affitto – applicava prezzi abbastanza elevati: 100 euro a persona per l’ingresso e 300 euro per una bottiglia di vodka al tavolo. A rivelarlo è Il Messaggero. Di norma un cocktail costava tra i 15 e i 30 euro, mentre l’aperitivo arrivava fino a 40 euro. La serata era dedicata ai minorenni, i quali per legge in Svizzera non possono consumare alcolici. Secondo diverse testimonianze, “bastava che ci fosse un solo maggiorenne al tavolo e nessuno faceva domande”.
L’omissione dei controlli: il sindaco di Crans-Montana prende le distanze
Dall’inchiesta emerge anche che il 2020 è stato l’ultimo anno in cui la municipalità avrebbe effettuato controlli nel locale. Nel Canton Vallese, la legge impone verifiche antincendio annuali, ma la discoteca non avrebbe visto ispettori per almeno cinque anni. “Sebbene nel solo anno 2025 siano stati effettuati oltre 1.400 controlli antincendio sul territorio comunale – ha dichiarato il sindaco di Crans-Montana Féraud – il Consiglio comunale deplora amaramente di aver scoperto una carenza nei controlli periodici di questo esercizio nel periodo 2020-2025”.
Il primo cittadino prende le distanze dall’accaduto e respinge ogni responsabilità penale della municipalità. “Il Comune non era consapevole delle situazioni di rischio presenti nel locale (…) non sappiamo se questi tappeti fossero certificati”. Ha inoltre spiegato che, all’epoca, il responsabile della sicurezza riteneva “che questi materiali non avessero bisogno di essere ispezionati”, aggiungendo che “la legge non dice che dobbiamo controllare anche i soffitti”. Dunque, stando alle dichiarazioni di Féraud, “nessun membro della comunità aveva idea di cosa stesse accadendo in questo bar”. Intanto dall’inchiesta emerge un ulteriore elemento inquietante: nei giorni precedenti alle ispezioni, i titolari del locale erano soliti ricevere una telefonata che li avvisava dell’imminente controllo.
L’ampliamento della veranda, le porte non a norma e i lavori abusivi
La televisione svizzera ha anche rivelato che nel mese di dicembre il titolare aveva chiesto l’autorizzazione per ampliare la veranda con lo scopo di aumentare il numero di posti a sedere. Il progetto prevedeva, tra le altre cose, la soppressione di un’uscita laterale che avrebbe complicato ulteriormente il percorso di evacuazione in caso di incendio. Dalle planimetrie allegate alla richiesta emerge che la porta interna del bar, larga un metro e cinquanta, non è conforme alle norme di sicurezza: l’apertura non è orientata nel senso della via di fuga.
Lo stesso problema riguarda la porta della veranda, che si apre verso l’interno anziché verso l’esterno. Ancora non è chiaro se nel tempo le porte siano state modificate o meno. Nel frattempo sono emersi forti interrogativi sui lavori di ristrutturazione effettuati nel 2015. In quell’occasione non risulta essere stata depositata alcuna documentazione relativa all’installazione dei pannelli antirumore che hanno poi alimentato le fiamme. Esiste una richiesta risalente a quell’anno, ma riguarda esclusivamente lavori di facciata ed è stata presentata dal proprietario dell’immobile, un cittadino svizzero.
di Angelo Annese
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