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Il futuro giudizio penale non cancella il necessario giudizio politico

Comunque vadano le vicende giudiziarie dell’ex commissario straordinario Domenico Arcuri, la leggerezza con cui sono state prese alcune decisioni sulla salute dei cittadini è inammissibile.

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Per mesi siamo stati inchiodati alle sue conferenze stampa, il racconto quotidiano della terribile pandemia che stavamo vivendo. Poi il clima intorno a Domenico Arcuri è cambiato. L’iscrizione nel registro degli indagati dell’ormai ex commissario straordinario per l’emergenza Covid è un atto che in realtà molti si aspettavano da tempo. Siamo garantisti, lo siamo con tutti, e se quelle accuse di abuso d’ufficio e peculato sono fondate lo accerterà il processo.

Al centro delle indagini c’è quanto, del resto, abbiamo visto tutti, con le commesse milionarie della struttura commissariale per far arrivare mascherine dalla Cina rivelatesi poi non idonee. Adesso è stato disposto il sequestro di altri 800 milioni di pezzi, che erano stati consegnati quasi un anno fa e nel frattempo chissà dove erano finiti. Si era in emergenza e le procedure per far arrivare i dispositivi di protezione erano meno rigorose che in tempi normali, ma fa impressione pensare che un tale scivolone, con in mezzo la salute dei cittadini, sia potuto arrivare proprio da coloro che dovevano rappresentare la massima autorità in materia.

Coloro insomma a cui noi tutti ci affidavamo, soprattutto nei primi terribili e caotici mesi di pandemia. Ci sono migliaia di respiratori che avrebbero dovuto essere usati per i pazienti in terapia intensiva e che sono risultati praticamente inutili, ancora giacenti nei magazzini degli ospedali. Anche quelli ordinati dall’allora commissario Arcuri, pagati 10mila euro ciascuno. E ci sono stati i banchi a rotelle, ovviamente, che sono poi diventati una specie di barzelletta ma che comunque sono costati milioni di euro. Mai usati.

Verrebbe da ridere, non ci fosse da piangere. Fatto salvo che le responsabilità penali le stabiliscono i processi, occorre non dimenticarsi di tutta questa vicenda. Perché, del resto, non è che l’assenza del reato (come ci auguriamo) certifichi la bontà dell’operato. E perché non è possibile che emerga tanta leggerezza nella gestione di problematiche che hanno una ricaduta sulla salute di tutti.

Non è possibile sottovalutare quello che è successo e – al di là di Arcuri, che non è più commissario – a salire delle riflessioni vanno fatte anche su tutto l’universo politico. Comunque vadano le cose, ricordiamoci di questa vicenda. Anche quando cadiamo nel vizio di lamentarci sempre, anche ora che la struttura commissariale non fornisce alcun appiglio a chi cerca lo scandalo.

di Annalisa Grandi

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