Ferragni: tribunali veri, tribunali del popolo e follie
Il proscioglimento di ieri chiude la storia processuale di Chiara Ferragni, nel cosiddetto “Pandoro Gate”. Una sconfitta netta per la Procura della Repubblica che aveva puntato sulla truffa aggravata
Ferragni: tribunali veri, tribunali del popolo e follie
Il proscioglimento di ieri chiude la storia processuale di Chiara Ferragni, nel cosiddetto “Pandoro Gate”. Una sconfitta netta per la Procura della Repubblica che aveva puntato sulla truffa aggravata
Ferragni: tribunali veri, tribunali del popolo e follie
Il proscioglimento di ieri chiude la storia processuale di Chiara Ferragni, nel cosiddetto “Pandoro Gate”. Una sconfitta netta per la Procura della Repubblica che aveva puntato sulla truffa aggravata
Il proscioglimento di ieri chiude la storia processuale di Chiara Ferragni, nel cosiddetto “Pandoro Gate”. Una sconfitta netta per la Procura della Repubblica che aveva puntato sulla truffa aggravata (reato perseguibile d’ufficio, a differenza della truffa semplice per cui è necessaria la querela di parte ritirata dopo l’accordo trovato un anno fa dai legali della Ferragni con chi aveva sporto querela). Il tribunale non ha riconosciuto l’aggravante e pertanto si è arrivati all’estinzione del reato di truffa semplice per i motivi appena esposti.
Tecnicismi giuridici fondamentali, per carità del cielo, che chiudono la partita o “un incubo“ come ha dichiarato la stessa Ferragni nel ringraziare commossa tutti coloro che non l’hanno abbandonata in questi mesi così complicati. “Follower” in primis.
Come sappiamo tutti, però, il tribunale dei social ha già emesso le proprie sentenze inappellabili e abbiamo la convinzione che, alla faccia di tutti i proscioglimenti di questa terra, non servirà a nulla quanto stabilito ieri in un’aula di tribunale rispetto al meccanismo infernale che Chiara Ferragni – e mica solo lei, come ben sappiamo in vicende diverse, ma assimilabili nelle ultime settimane – ha sperimentato sulla propria pelle.
Qualcuno crederà che il sottoscritto si sia schierato dalla parte dell’influencer, quando più semplicemente vorrei richiamare l’attenzione alla follia di vite prima date in pasto al pubblico pur di raggiungere a tutti i costi fama e soldi e poi maciullate sulla pubblica piazza attraverso sentenze emesse da autoproclamati tribunali del popolo e giudici del tutto improvvisati.
Il fatto che la stessa Chiara Ferragni abbia contribuito con entusiasmo a rendere la propria esistenza una perenne storia Instagram non giustifica meccanismi che possono travolgere chiunque in qualsiasi istante. E molto meno strutturati di lei.
Questo mi interessa. Questo fa paura. Non il destino personale di una donna che deve tutto ai social e sul cui altare non solo ha impostato, ma sacrificato coscientemente ogni cosa.
A cominciare dai figli, a lungo sovraesposti senza alcun limite e poi tardivamente sottratti all’occhio dello smartphone quando tutto è crollato.
Si chiude una storia processuale, ma amareggia non poco la netta sensazione che nessuno voglia fare i conti con i rischi mostruosi di certe pratiche sconsiderate.
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