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Il ragazzino, la prof e il coltello. Un incubo di 13 anni

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Di fronte a un ragazzino di 13 anni che accoltella una sua professoressa 57enne davanti alla propria classe si resta semplicemente di ghiaccio

Il ragazzino, la prof e il coltello. Un incubo di 13 anni

Di fronte a un ragazzino di 13 anni che accoltella una sua professoressa 57enne davanti alla propria classe si resta semplicemente di ghiaccio

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Il ragazzino, la prof e il coltello. Un incubo di 13 anni

Di fronte a un ragazzino di 13 anni che accoltella una sua professoressa 57enne davanti alla propria classe si resta semplicemente di ghiaccio

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Vorrei riuscire a scrivere qualcosa di intelligente sull’incredibile, sconcertante e sconfortante caso di cronaca che abbiamo seguito ieri in provincia di Bergamo.

Davanti a un ragazzino di 13 anni che accoltella una sua professoressa 57enne davanti alla propria classe, però, si resta semplicemente di ghiaccio. La mente prima si rifiuta di considerare possibile una scenario del genere, poi cerca punti di riferimento, possibili spiegazioni e motivazioni che non scadano nel riferimento alla semplice “follia”.

Non trovi nulla e allora non puoi che correre istintivamente ai troppi e allucinanti episodi che ci sono piovuti sulla testa dagli Stati Uniti d’America. Ben più gravi, per carità, ma assimilabili nell’improvvisa e pianificata esplosione di violenza nei corridoi di una scuola. Lì dove i nostri ragazzi passano tante ore della propria vita e costruiscono la propria socialità, una strada su cui affrontare la vita.

C’è da ricostruire il profilo psicologico di un ragazzino evidentemente borderline. Abbiamo il dovere di chiederci come sia stato possibile non cogliere per tempo comportamenti e segnali, a cominciare da chi gli è più vicino.

Ci sono quei particolari che rimandano, lasciandoci sbigottiti, proprio ai casi americani cui facevamo cenno: la maglietta con su scritto “vendetta”, lo smartphone al collo per poter riprendere istante per istante l’aggressione. L’agghiacciante consapevolezza che almeno in un angolo della sua testa ci fosse la possibilità di postare tutto sui social. Forse in diretta Telegram.

E noi guardiamo, registriamo, non sappiamo in realtà cosa dire di minimamente sensato, oltre un “grazie” alle squadre di soccorso intervenute con le manovre salvavita sull’elicottero, che ha trasportato la povera professoressa d’urgenza in ospedale.
Ora è fuori pericolo di vita, tutto il resto è un incubo.

Di Fulvio Giuliani

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