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L’abisso oltre la tragedia

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La tragedia e i commentatori social che insultano le vittime italiane della strage di Crans-Montana

L’abisso oltre la tragedia

La tragedia e i commentatori social che insultano le vittime italiane della strage di Crans-Montana

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L’abisso oltre la tragedia

La tragedia e i commentatori social che insultano le vittime italiane della strage di Crans-Montana

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Cosa possa passare nella testa di una persona che si mette a insultare dei ragazzini che piangono una compagna di classe, è difficile da immaginare. Di sicuro nulla di sensato né di edificante. Eppure succede anche questo, che ci sia chi si è scatenato a commentare sui profili social del compagno di Sofia Prosperi, una delle vittime italiane della strage di Crans-Montana. Scrivendo che in fondo se i ragazzi erano lì un po’ se la sono cercata, che di loro si parla solo perché sono “ricchi”. Che insomma alla fine quasi se la sono meritata. O che comunque chi è rimasto, chi piange quel banco vuoto, farebbe meglio a tacere. Qualcosa dí raccapricciante. Di odioso.

Eppure lo sappiamo i social sono il ricettacolo del peggio dell’umanità, soprattutto perché i leoni da tastiera raramente hanno profili riconducibili alla loro vera identità. Certo sconvolge, che non vi sia rispetto neanche per dei ragazzini morti. Che ci si metta a parlare di quanti soldi avevano, come se essere benestanti fosse una colpa da espiare. Pure con la vita. Mentre famiglie piangono figli che non ci sono più. E chi è sopravvissuto dovrà fare i conti forse per sempre con quello che è avvenuto.

Ricchi, poveri, che differenza fa quando si muore in un giorno che doveva essere di festa? Quando si muore solo per aver voluto passare una serata con gli amici? Un po’ come chi si è messo a criticare perché i ragazzi filmavano mentre iniziava l’incendio. Eppure siamo stati ragazzi tutti e non ci vuole un genio per capire che evidentemente quei ragazzi non immaginavano che il locale sarebbe andato a fuoco.

Non doveva succedere tra l’altro e qui le responsabilità sono solo di chi ha permesso che quel luogo si trasformasse in un inferno di fiamme. Tutto, nessuno escluso. A cominciare dal titolare Jacques Moretti che ha ammesso che la porta di sicurezza era chiusa dall’interno. Chiusa. Con centinaia di ragazzi dentro. Ecco, per cosa ci si dovrebbe indignare. Ecco, di chi si dovrebbe parlare. Il resto è incommentabile.

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