Milano, pusher ucciso a Rogoredo, il poliziotto fermato: “Ho sbagliato, chiedo scusa”. Un collega: “Ha usato un martello contro un disabile”
Il poliziotto fermato a Rogoredo dopo l’uccisione del pusher 28enne “ha confessato tutta la situazione, è pentito. Ha ammesso tutte le proprie responsabilità e chiede scusa a tutti, soprattutto a quelli che si sono fidati di lui”. Lo afferma il suo legale
Milano, pusher ucciso a Rogoredo, il poliziotto fermato: “Ho sbagliato, chiedo scusa”. Un collega: “Ha usato un martello contro un disabile”
Il poliziotto fermato a Rogoredo dopo l’uccisione del pusher 28enne “ha confessato tutta la situazione, è pentito. Ha ammesso tutte le proprie responsabilità e chiede scusa a tutti, soprattutto a quelli che si sono fidati di lui”. Lo afferma il suo legale
Milano, pusher ucciso a Rogoredo, il poliziotto fermato: “Ho sbagliato, chiedo scusa”. Un collega: “Ha usato un martello contro un disabile”
Il poliziotto fermato a Rogoredo dopo l’uccisione del pusher 28enne “ha confessato tutta la situazione, è pentito. Ha ammesso tutte le proprie responsabilità e chiede scusa a tutti, soprattutto a quelli che si sono fidati di lui”. Lo afferma il suo legale
“Ho sbagliato, chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa”.
Parole che sanno di confessione, parole pronunciate da Carmelo Cinturrino, l’assistente capo del commissariato di Mecenate arrestato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, il pusher morto a Rogoredo a fine gennaio.
Parole pronunciate dopo l’arresto, a quasi un mese dai fatti, e davanti a un quadro di indizi diventato schiacciante.
Perché più passano le ore e più si fa inquietante il ritratto di quel poliziotto soprannominato “Luca” ma anche “Thor”, perché girava con un martello, che utilizzava su pusher, ma anche su tossici.
Una “giustizia fai da te”, Cinturrino a quanto pare più che la legge rispettava delle sue di regole che con la legge non hanno niente a che fare.
Sono tanti i dettagli terribili di questa vicenda, a cominciare da come è emerso i colleghi stessi fossero terrorizzati da lui.
Gli stessi che inizialmente lo hanno coperto, e che poi sono crollati.
L’agente che era con lui quella sera, mandato a prendere una valigetta in commissariato, ha addirittura raccontato di aver temuto in qualche modo che Cinturrino, dopo avere sparato a Mansouri, sparasse anche a lui.
E ancora, un collega ha raccontato che si accaniva col martello persino contro un tossicodipendente disabile, che frequentava il bosco di Rogoredo.
Cinturrino nega di aver preso soldi dagli spacciatori, è praticamente l’unica cosa che non ha ammesso. Ma i colleghi lo smentiscono.
E il ritratto che ne emerge è di quelli che lo fanno assomigliare più alle persone che avrebbe dovuto arrestare che a un appartenente alle forze dell’ordine.
Anche questa confessione, avvenuta quando ormai era con le spalle al muro, mentre per settimane aveva sostenuto di aver sparato solo perché sentitosi minacciato.
Non c’era nessun’arma, invece, ora lo sappiamo, nelle mani di quello spacciatore. L’unica arma era quella del poliziotto.
E poi l’altra, quella finta, che l’assistente capo ha rivelato aver ritrovato all’epoca del Covid e avere poi conservato. Per usarla in questa messinscena.
Una vicenda brutta.
Lo diciamo da giorni.
È bene ha fatto chi indaga a ribadire che non ci saranno sconti.
Proprio perché a uccidere è stato un appartenente alle forze dell’ordine. Proprio perché deve essere chiara la distanza fra i tanti, i tantissimi, che vestono con onore la divisa, e chi l’ha usata invece per commettere reati, fino ad uccidere.
di Annalisa Grandi
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche