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Olimpiadi, la solita scusa per i violenti

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Ma almeno in una frangia, anche a Milano chi è sceso in piazza contro le Olimpiadi lo ha fatto per cercare lo scontro con la polizia

Olimpiadi

Olimpiadi, la solita scusa per i violenti

Ma almeno in una frangia, anche a Milano chi è sceso in piazza contro le Olimpiadi lo ha fatto per cercare lo scontro con la polizia

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Olimpiadi, la solita scusa per i violenti

Ma almeno in una frangia, anche a Milano chi è sceso in piazza contro le Olimpiadi lo ha fatto per cercare lo scontro con la polizia

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La premessa, d’obbligo, è che i violenti sono violenti in ogni città. A Milano, una settimana dopo Torino, è andata in scena di nuovo una manifestazione che potenzialmente poteva avere gli stessi disastrosi effetti di quelli che abbiamo visto pochi giorni fa. Non sono mancati i momenti di tensione. Non sono mancati gli attacchi alle forze dell’ordine.

Ma in tutta onestà non è stata la replica di quanto accaduto a Torino anche perché chi qui è sceso in piazza lo ha fatto gridando slogan sugli alberi tagliati a Cortina. Ben diverso, almeno in apparenza, che difendere un centro sociale, o meglio il più estremo dei centri sociali.

Ma almeno in una frangia, anche a Milano chi è sceso in piazza lo ha fatto per cercare lo scontro con la polizia. Senza però quello che a Torino caratterizza da anni i cortei che portano il marchio di alcuni centri sociali, o meglio soprattutto di Askatasuna. Cioè senza quella connotazione di estremismo, senza quella capacità organizzativa che da anni, non da sabato scorso, è una caratteristica distintiva di quello che è sicuramente ad oggi l’ambiente anarchico più violento d’Italia.

Di più, Milano era preparata. A Milano, in queste settimane, c’è un dispiegamento enorme di forze dell’ordine. Ciò non vuol dire evitare i disordini, ma vuole dire riuscire a tamponarli. D’altronde, se a  Milano, con le Olimpiadi iniziate da poche ore, fosse successo quello che è accaduto a Torino, sarebbe stata una catastrofe. Milano oggi racconta quello che è la realtà: che ancora non c’è città d’Italia in grado di evitare che una manifestazione si trasformi in  un attacco alla città. Ma Milano ci racconta anche che dalla storia si può imparare. Che se non si può, ancora, prevenire, almeno si può evitare il peggio. Almeno sabato non abbiamo rivisto il film dell’orrore di Torino. E chi conosce Milano, soprattutto chi conosce chi a Milano prova a garantire l’ordine, sa il perché. Perché qui, nella Milano su cui oggi sono puntati tutti gli occhi del mondo, da anni si fanno i conti con cortei e manifestazioni che sono bombe a orologeria. Non dimentichiamo i pro Pal, la Stazione Centrale devastata solo pochi mesi fa. Sabato non è successo. Vuol dire che imparare si può. Questo non rende meno colpevole chi deliberatamente scende in piazza solo per aggredire, per picchiare, per colpire. Ma vuol dire che non sempre i violenti vincono. E che lo Stato, senza violenza, può rispondere. Come è successo per le strade di Milano. E che non dovrebbe servire un poliziotto preso a martellate per capire quanto, sia importante stare dalla parte giusta della barricata. Quella che prescinde dai colori politici. Quella che alla violenza risponde con la legge.

di Annalisa Grandi

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