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Roma, crollo casolare: le vittime forse stavano preparando un ordigno

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Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, due anarchici che hanno perso la vita nel crollo del casolare nel Parco degli Acquedotti a Roma

Roma, crollo casolare: le vittime forse stavano preparando un ordigno

Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, due anarchici che hanno perso la vita nel crollo del casolare nel Parco degli Acquedotti a Roma

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Roma, crollo casolare: le vittime forse stavano preparando un ordigno

Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, due anarchici che hanno perso la vita nel crollo del casolare nel Parco degli Acquedotti a Roma

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Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano erano due militanti dell’area anarchica italiana, morti il 19 marzo 2026 a Roma in seguito all’esplosione di un ordigno che, secondo gli investigatori, stavano preparando all’interno di un casolare abbandonato nel Parco degli Acquedotti. L’incidente è avvenuto in un rudere noto come “Casale del Sellaretto”, nella zona delle Capannelle. Un forte boato è stato udito la sera precedente, ma i corpi sono stati scoperti solo la mattina seguente sotto le macerie del solaio crollato.

Secondo le prime ricostruzioni, la deflagrazione sarebbe partita da un ordigno artigianale in fase di assemblaggio, causando il crollo della struttura. Uno dei due, Mercogliano, è stato ritrovato con gravi ustioni e la mutilazione di un braccio, elemento che rafforza l’ipotesi che stesse maneggiando direttamente l’esplosivo. Entrambi erano considerati figure note nell’ambiente anarco-insurrezionalista e legati al cosiddetto “gruppo Cospito”, vicina all’anarchico Alfredo Cospito.

Alessandro Mercogliano, 53 anni, originario della Campania, era già stato coinvolto in indagini sul terrorismo anarchico. In particolare, era tra gli imputati dell’operazione “Scripta Manent”, relativa a una serie di attentati e pacchi esplosivi attribuiti alla Federazione Anarchica Informale (FAI-FRI). Era stato condannato in primo grado e successivamente assolto dall’accusa di associazione terroristica in appello.

Sara Ardizzone era anch’essa una figura conosciuta nell’ambiente anarchico. Era stata coinvolta nell’inchiesta “Sibilla”, conclusa nel 2025 con un non luogo a procedere. Durante un’udienza aveva letto una dichiarazione in cui si definiva apertamente “nemica dello Stato”, esprimendo posizioni radicali contro ogni forma di governo. La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per chiarire la dinamica dei fatti. Al momento l’ipotesi principale è quella di un’esplosione accidentale mentre i due stavano preparando un ordigno destinato a un possibile attentato.

Tra i possibili obiettivi al vaglio degli investigatori ci sarebbero infrastrutture sensibili o azioni dimostrative legate alla campagna di sostegno ad ambienti anarchici. La vicenda ha riportato l’attenzione sulle attività dell’area anarchica radicale in Italia, in particolare sui gruppi informali e sulle possibili azioni violente. Resta ora da chiarire con precisione la rete di contatti dei due e l’eventuale piano che stavano preparando.

Di Camilla Parigi

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