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Studente ucciso a La Spezia: voci, testimonianze e riflessioni

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Dopo 48 ore l’aria è ancora pesante a La Spezia: fra chi ci è nato e chi ci si è trasferito, soprattutto per lavoro. Alcune testimonianze

La Spezia

Studente ucciso a La Spezia: voci, testimonianze e riflessioni

Dopo 48 ore l’aria è ancora pesante a La Spezia: fra chi ci è nato e chi ci si è trasferito, soprattutto per lavoro. Alcune testimonianze

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Studente ucciso a La Spezia: voci, testimonianze e riflessioni

Dopo 48 ore l’aria è ancora pesante a La Spezia: fra chi ci è nato e chi ci si è trasferito, soprattutto per lavoro. Alcune testimonianze

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Dopo 48 ore l’aria è ancora pesante a La Spezia, o Spèza, come la chiamano i suoi abitanti: chi ci è nato e chi ci si è trasferito, soprattutto per lavoro. Come le famiglie dei due protagonisti della tragedia di venerdì scorso, l’accoltellamento fra studenti appena maggiorenni all’Istituto “Chiodo-Einaudi”. Pieno centro, zona storica di un Comune che conta 94mila abitanti, dei quali circa il 13% è costituito da immigrati: non poco, se confrontato con i numeri di Genova (11%), Roma (12,8%) e Milano (19%), ma su un territorio più piccolo e dove ancora si vive l’appartenenza ai quartieri, che spesso coincidono con le “borgate marinare” (che non a caso si sfidano ogni anno nel tradizionale palio in mare).

Ma è sempre qui che “l’Umbertino” è ancora il quadrilatero con la maggior concentrazione di cittadini stranieri, in costante crescita: in poco più di vent’anni si è passati da circa 2mila agli attuali 12mila. Ed è qui che si trova l’istituto professionale dove è avvenuta la tragica aggressione a Youssef Abanoub da parte di Zouhair Atif.

Quanto accaduto al “Chiodo-Einaudi” di La Spezia ha sconvolto tutti i ragazzi

«Non mi stupisce, andava in giro tutti i giorni a minacciare chiunque» racconta a bassa voce oggi uno studente di un liceo poco lontano in linea d’aria. Quanto accaduto al “Chiodo-Einaudi” ha sconvolto infatti tutti i ragazzi, nelle cui chat la foto del coltello usato da Zouhair è circolata ben prima che potesse essere oscurata. Oggi, dopo due fiaccolate silenziose, quei ragazzi sono tornati in strada a manifestare: parlano di uguaglianza, inclusione, solidarietà. Parole che rimbalzano anche sui loro account social.

Ma che tra alcuni genitori, forse impauriti, lasciano il posto ad altre riflessioni. «A me è capitato che un bambino di terza elementare raccontasse di un compagno che lo aveva esortato a venire a scuola con un coltello preso in cucina». Lo testimonia una maestra ancora sconvolta.

I genitori sono stati convocati. Ma il colloquio è stata la fotocopia di molti altri, quasi quotidiani, con altre famiglie. «La madre, magrebina, non parla l’italiano perché troppo spesso i mariti non vogliono che loro imparino la nostra lingua. Queste donne non possono neppure avere il cellulare e i figli possono conoscere i compiti assegnati sul registro elettronico solo alla sera, quando rincasa il padre, che fa valere il suo ruolo di capofamiglia» aggiunge.

Gli abitanti di La Spezia

Nonostante a La Spezia ci sia la comunità dominicana più numerosa d’Italia, la componente di residenti provenienti dal Nordafrica sta aumentando molto, come quelle di indiani e pakistani che gestiscono i market etnici nei pressi della stazione. Ma se cambiano le identità rimangono i vecchi problemi, difficili da risolvere anche in una comunità molto più contenuta rispetto a quella delle grandi città. Forse proprio per questo non sempre l’integrazione riesce, nonostante gli sforzi e nonostante la presenza della Cittadella della Pace gestita dalla Caritas diocesana, dove molti immigrati trovano accoglienza e supporto.

«Spiace per una vita spezzata così presto» racconta Sara. Sara ha i figli che studiano negli Usa dove lei stessa vive col marito e da cui torna per lavoro o per far visita l’anziana madre. Oggi lei, che si dice spaventata dalle politiche anti-migranti di Donald Trump, aggiunge: «Purtroppo i fatti di Spezia dimostrano che si tratta di culture troppo diverse, distanti dalla nostra e primitive. So che sono parole dure, crude, che sembrano pronunciate da una snob razzista, ma la situazione immigrazione è davvero fuori controllo: i dati sui reati parlano chiaro, sono commessi per lo più da stranieri».

Qualcosa di profondo è cambiato in questo angolo ‘felice’

La sensazione è che qualcosa di profondo sia cambiato anche in questo angolo ‘felice’, forse sonnecchioso, tra il paradiso delle Cinque Terre e la movida della Versilia, nel Golfo dei Poeti (da Byron a Shelley) stretto tra le Alpi Apuane e il Mar Tirreno, dove nelle giornate di sole si vedono anche la Corsica e le isole dell’arcipelago toscano.

Nonostante la riconversione economica degli ultimi anni – con la riduzione dell’Arsenale della Marina militare e la trasformazione in polo croceristico per turisti soprattutto americani e asiatici – e nonostante i cantieri di yacht super lusso, resta una ferita sociale, grave quanto quella fisica inferta pochi giorni fa.

di Eleonora Lorusso

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