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Tutti detective, grazie ai social

Gabby Petito, influencer e youtuber in giro per gli USA con il suo ragazzo, a un certo punto sparisce. Non è una semplice pausa dai social, ma una scomparsa vera e propria. A cui non abbiamo potuto far altro che assistere impotenti.

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Una ragazza condivide la sua vita sui social.  Art, yoga, & veggies nella sua bio, un profilo con foto in palette, un canale YouTube su cui pubblicare i video delle sue avventure in giro per i parchi degli Stati Uniti, in un van insieme al suo ragazzo. Migliaia di follower e di iscritti al canale che ogni giorno li seguono, commentano i loro spostamenti, mettono like alle loro foto tra i tramonti dei canyon e una nottata in tenda.

A un certo punto Gabby Petito, questo il nome della ragazza, non posta più. Non ci sono più sue storie, i video sul canale Youtube non escono. 

L’ultima foto sul suo profilo è completamente fuori luogo, non sembra abbia un senso. 

Gabby sorride e scrive “Felice Halloween”. Il tutto risulta un po’ strano, è il 27 agosto, ma niente di allarmante, sarà uno scherzo e forse c’è poco campo. 

 

Gabby Petito

Il 30 agosto, però, Brian Laundrie, il ragazzo di Gabi, torna a casa. È solo. Non si sa nulla della ragazza, che non risponde più al telefono, mentre lui non rilascia dichiarazioni ma assume immediatamente un avvocato. Gabi viene dichiarata scomparsa dopo qualche giorno. Sui social, inizia la lettura a ritroso di quell’ultima foto, vengono aperte delle pagine per raccogliere informazioni, su tiktok impazzano video con presunti avvistamenti di Gaby e del van. Dopo pochi giorni anche Brian sparisce. 

La scomparsa di Gaby, giovane influencer e youtuber statunitense, e poi del suo ragazzo, è avvenuta sotto gli occhi di migliaia di persone e le ricerche hanno coinvolto tantissimi ragazzi; degli youtuber hanno postato un video in cui compare il vanuna ragazza su tik tok mostra la zona in cui avrebbe dato un passaggio a Brian per tornare a casa da solo. Le ricerche dell’FBI partono da questi video, l’area presa in esame è proprio quella segnalata online dagli utenti online. 

Due giorni fa la notizia: è stato trovato in Wyoming un corpo che corrisponde alle caratteristiche di Gaby. 

 

 

Non è la prima volta che i social e gli strumenti online aiutano nella ricerca di persone scomparse; dal classico annuncio che gira quando un giovane si è allontanato da casa, fino al ritrovamento di una persona morta anni prima grazie a google maps. 

Quello che stupisce è essere stati spettatori di quello che doveva essere un viaggio alla scoperta degli States e che si è trasformato in un (probabile e ancora non verificato) femminicidio. Siamo abituati a pensare che questo avvenga di nascosto dalle nostre case, o che sia un crescendo prevedibile e notabile; è avvenuto sotto i nostri occhi e non ce ne siamo accorti, non potevamo accorgecene. 

Attorno a Gaby, attorno alla sua storia, giorno dopo giorno sono cresciuti i follower, i commenti, i contributi, le pagine dedicate alle sue ricerche. Migliaia di persone attaccate a uno schermo hanno visto la vicenda ricostruirsi piano piano, con il fiato sospeso. Ma nulla, neppure i riflettori puntati, hanno potuto evitare la morte di Gaby. 

Seguire la vita di una persona sui social ci fa credere di conoscerla, di parteciparvi, e di avere in qualche modo un ruolo nelle sue giornate, una sorta di responsabilità. La vicenda di Gabby ci ha ricordato che non è così. 

di Sara Tonini

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