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‘Rimpatriare’ i titoli di Stato, come vorrebbe Salvini, senza il salvagente del Mes avrebbe tre effetti negativi. Vediamo quali

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‘Rimpatriare’ i titoli di Stato, come vorrebbe Salvini, senza il salvagente del Mes avrebbe tre effetti negativi. Vediamo quali
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‘Rimpatriare’ i titoli di Stato, come vorrebbe Salvini, senza il salvagente del Mes avrebbe tre effetti negativi. Vediamo quali
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La telenovela della ratifica del Mes prosegue nei canoni della “commedia dell’arte”, con l’Italia che chiede all’Europa una compensazione politica in cambio di una scelta che intrinsecamente ci conviene, al solo fine di consentire al governo di presentarsi al popolo come vincitore di una battaglia sbagliata, sperando che la commedia non si trasformi in tragedia se nel frattempo il ricorso al Mes divenisse necessario. Intanto il vero problema sembra essere un altro.
L’Italia si oppone a ulteriori aumenti dei tassi di sconto da parte della Bce. Ha buoni motivi per farlo, in quanto Paese fortemente indebitato, e anche perché vi sono seri dubbi sull’efficacia del mero ricorso alla stretta monetaria per ridurre l’inflazione, come sostiene Gita Gopinath, intelligente numero due del Fmi. Siamo dunque in una posizione speculare a quella della Germania – che per suoi buoni motivi si è opposta in passato alle scelte della Bce – e ci attende un identico risultato: ci troveremo in minoranza, costretti a far buon viso a cattivo gioco.
La questione vera, però, non è neppure il tasso di sconto ma la misura degli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce tramite le banche centrali e il sistema bancario. Salvini, poco ferrato in finanza ma espertissimo nell’arte di spararle grosse, sostiene che sarebbe meglio se Bot e Cct restassero in portafogli italiani e che il Mes sia una trappola concepita per ‘salvare’ le banche straniere che detengono crediti italiani. Se la Bce, per far contento Salvini, dovesse smettere di aumentare i tassi – ma anche di acquistare Cct, vendendo quelli che ha in portafoglio – la conseguenza sarebbe un aumento dello spread italiano: i tassi di interesse scenderebbero in Germania (dove l’inflazione è più alta) ma aumenterebbero in Italia (dove l’inflazione è meno forte). ‘Rimpatriare’ i titoli di Stato, come vorrebbe Salvini, senza il salvagente del Mes avrebbe tre effetti: aumenterebbero i tassi di interesse sui titoli di Stato (con temporanea gioia dei risparmiatori), aumenterebbero l’esposizione del sistema bancario nazionale ai medesimi titoli, il costo del debito e dunque il deficit pubblico e infine aumenterebbe il costo del credito per l’economia privata, costretta a competere con uno Stato che paga interessi elevati.
Per informazioni circa i rischi di una simile strategia occorre rivolgersi ai greci, costretti un decennio fa a una umiliante e pessimamente gestita ristrutturazione del debito pubblico, seguita dal collasso del sistema bancario domestico e da un decennio di ‘austerità’. L’immaginaria scorciatoia di un’uscita dall’euro si rivelò per i greci un vicolo cieco. A quell’epoca, tuttavia, non esistevano i fondi europei per innovare e consolidare le economie nazionali, che sono oggi l’unica alternativa a una stretta fiscale vera.
Rifiutare il Mes, desiderare la rinazionalizzazione del debito pubblico e scoprirsi incapaci di ricevere e utilizzare efficacemente i fondi europei, sono tre scelte il cui combinato disposto espone l’Italia a rischi incalcolabili. Il governo Meloni ha sorpreso finora positivamente per non essersi molto discostato dalla linea di responsabilità ereditata da Draghi. Speriamo che la “commedia dell’arte” non esca dal teatrino della politica per passare a quello delle scelte economiche reali.
Di Ottavio Lavaggi
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