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L’involuzione del Golden State

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Le recenti catastrofi naturali insieme all’inflazione hanno determinato un’inattesa fase involutiva del Golden State. I californiani si sono dati alla fuga

L’involuzione del Golden State

Le recenti catastrofi naturali insieme all’inflazione hanno determinato un’inattesa fase involutiva del Golden State. I californiani si sono dati alla fuga
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L’involuzione del Golden State

Le recenti catastrofi naturali insieme all’inflazione hanno determinato un’inattesa fase involutiva del Golden State. I californiani si sono dati alla fuga
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“The West Coast has the sunshine” dei Beastie Boys non è ancora un mito tramontato, ma la vita in California è sempre più scossa da eventi climatici estremi: ora anche la tempesta tropicale Hillary con annessi terremoti, in precedenza scosse e inondazioni, qualche mese fa c’era stato il gelo artico con due metri di neve davanti alle porte di casa. Freddo arrivato dopo mesi di siccità.

Le recenti catastrofi naturali hanno determinato un’inattesa fase involutiva del Golden State. I californiani si sono dati alla fuga: oltre mezzo milione l’anno dal sole di Los Angeles o dalla Baia di Oakland al vicino Texas. Sono molti di più quelli che lasciano rispetto a chi arriva. Una decisione presa qualche mese fa anche da Elon Musk e da altri giganti come SpaceX, Oracle e Hewlett Packard. La grande fuga dalla California è dovuta anche alla comparsa – fulminea e invasiva – dell’inflazione e alle grandi firme del tech che si sono spostate alla ricerca di una tassazione meno elevata. Come avviene appunto in Texas.

L’addio dei colossi tecnologici ha prodotto un calo immediato nelle entrate fiscali: il 35% del gettito californiano proviene dai contribuenti che guadagnano almeno un milione di dollari all’anno. E ci si sono messi anche i conti: l’ultima legge finanziaria approvata a Sacramento ha fatto segnare un deficit statale di bilancio da 22,5 miliardi di dollari, mentre Moody’s ha stimato in almeno 30 miliardi di dollari il saldo complessivo per inondazioni e per la forza distruttrice delle piogge.

Lo scenario è cambiato in pochi mesi: a fine 2022 era nei fatti il sorpasso californiano nei confronti della Germania: quarta economia mondiale per il Golden State, dietro a Stati Uniti, Cina e Giappone, con 379 società con un valore di mercato di almeno un miliardo di dollari (Bloomberg). Invece il sogno californiano pare stia diventando un incubo, sebbene il motore sia sempre solido: hardware, media e software del tech hanno visto aumentare le vendite tra il 63% e il 115% in tre anni. In crescita anche il settore dell’energia rinnovabile, la disoccupazione sotto al 4%, prima volta dal 1976. California, casa del tech: soprattutto l’area della Baia di San Francisco, che rappresenta il 78% della capitalizzazione di mercato di tutte le società quotate in Borsa nello Stato, rispetto al 70% di cinque anni fa. Ancora nell’ottobre scorso le stime sul bilancio statale fissavano un avanzo di 70 miliardi di dollari. Lo ‘Stato del sole’ era (è ancora) la porta americana verso l’Asia. Uno scenario da Hollywood.

Invece dove c’era il sole, ora c’è il grande freddo. Anche perché il costo della vita è tale che chi guadagna 120mila dollari annui spesso non riesce a permettersi una casa in affitto. Pare incredibile, ma la realtà. Così vacilla il “California State of Mind”.

di Nicola Sellitti

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